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Monete deboli

(Banca centrale ucraina)
Protesta e andamento hryvnia
(Banca centrale ucraina)

L’idea putiniana di creare un grande spazio economico postsovietico che sotto l’ombrello di Mosca faccia da contrappeso a Bruxelles ha iniziato a concretizzarsi due anni fa, quando nel gennaio 2012 si è aperto lo spazio economico comune (Ces) dell’Unione Doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakistan. Il grande balzo dovrebbe arrivare nel 2015 con la partenza vera e propria della Eau (Unione Economica Euroasiatica), che al momento vede come membri le tre ex repubbliche della Ces, altre tre candidate (Armenia, Kirghizistan e Tagikistan), e una con lo status di osservatore, ossia l’Ucraina. Potenzialmente si tratta di un mercato di 230 milioni di abitanti, poco più della metà dell’Unione europea su una superficie cinque volte più grande.

Il problema per Putin è che mettendo insieme una mezza dozzina di economie deboli è difficile che ne esca una forte. Almeno sul breve periodo e soprattutto alle condizioni attuali. Sono molti infatti i punti interrogativi, economico-finanziari e politici, che pesano sul progetto dell’Unione euroasiatica e che in queste settimane sono stati evidenziati dalle turbolenze che hanno scosso i mercati e i sistemi valutari di Ucraina e Kazakistan, ma non solo.

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