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ECONOMIA TEDESCA, MIRACOLO A SCADENZA

Articolo di Pierluigi Mennitti

Ora che la crisi dei mercati finanziari ha travolto anche la borsa di Francoforte, la Germania si chiede con preoccupazione cosa accadrà alla propria economia, fino a questo momento rimasta al riparo dalle turbolenze internazionali. I dati sul rallentamento delle esportazioni riferiti al mese di giugno hanno confermato i timori avanzati dagli esperti già da qualche giorno. Il panorama che ha riassunto la Süddeutsche Zeitung non invita all'ottimismo: «Gli Stati Uniti si preoccupano del loro status di superpotenza economica, le periferie d'Europa iniziano a bruciare. I mercati finanziari sono in agitazione perché nazioni industriali di primo piano come Usa, Italia e Giappone sprofondano nello stagno dei debiti. Gli investitori, dal canto loro, temono che Cina, Brasile e altri Paesi emergenti, protagonisti della crescita degli ultimi anni, perdano la spinta. Nel mondo finanziario si diffonde lo stesso umore negativo dell'ottobre 2008, quando il fallimento della banca d'investimenti Lehman Brothers paralizzò l'economia mondiale. E cosa accade alla Germania?».

Il quotidiano di Monaco ha ricordato come, solo all'inizio di quest'anno, il settimanale britannico Economist avesse celebrato la ripresa economica tedesca con il titolo fiabesco Angela in Wunderland, un Paese delle meraviglie guidato da una cancelliera autorevole, nel quale la crescita era così alta come in nessun altro Stato industriale occidentale, le imprese tedesche registravano record su record, la disoccupazione era precipitata a livelli pre-riunificazione e gli investitori facevano man bassa dei titoli della Bundesrepublik, perché le obbligazioni made in Germany rappresentavano un rifugio sicuro nell'incertezza globale. «La Germania è stata un'isola felice», ha sottolineato la Süddeutsche, «ma i prossimi mesi diranno quanto lontano può arrivare questo secondo miracolo economico, dopo quello orchestrato da Ludwig Ehrard ai tempi della ricostruzione post-bellica. Per il momento, il Paese sembra cavarsela meglio delle altre grandi nazioni industriali raccolte nel G7 ma non potrà evitare la crisi mondiale prossima ventura, che già si è annunciata sui mercati finanziari e che promette di paralizzare ancora una volta l'economia globale».

Il giornale ha ricordato i motivi che hanno permesso all'industria tedesca di risollevarsi con forza e rapidità dalla crisi del 2008. Primo: le imprese avevano già compiuto le ristrutturazioni necessarie per superare la crisi interna del 2002, razionalizzando la forza lavoro, modernizzando beni, produzione e strategie, e si sono dunque ritrovate in una posizione avvantaggiata rispetto agli altri competitori quando l'economia ha cominciato a riprendersi dopo la crisi della Lehman. Secondo: gli aiuti statali, come il sostegno fornito dal pacchetto di congiuntura e la moderazione sindacale con gli accordi per la settimana corta, hanno permesso alle industrie di affrontare con agilità le fasi più difficili e di ritrovarsi intatta la forza lavoro nel momento in cui sono ripresi gli ordini dall'estero. Terzo: la forte presenza tedesca sul mercato cinese ha consentito alla Germania di approfittare della rapida e sorprendente ripresa di Pechino, che ha trascinato le altre economie nell'ultimo biennio.

«Ma la crisi attuale sta ridisegnando l'ordine economico mondiale», ha proseguito l'analisi, «e il declassamento degli Stati Uniti da parte dell'agenzia di rating Standard & Poor's testimonia che il ruolo guida americano vacilla. Usa e Gran Bretagna hanno trascurato la modernizzazione delle proprie industrie e si sono basate troppo sul consumo fondato sul debito e sulla crescita di un settore finanziario autoalimentato. Avranno bisogno di molti anni per correggere questi errori, ma nel frattempo il mondo corre e conosce l'ascesa di nuove potenze come la Cina, la Corea del Sud e l'India. La Germania, come macchinista di questa ascesa, ha fondamentalmente migliori opportunità di giocare un ruolo nel nuovo ordine mondiale».

Senonché Stati Uniti, Europa e Cina mostrano, per motivi differenti, segnali di crisi. Le prime due aree saranno impegnate in politiche di austerity per ridimensionare i debiti pubblici e anche Pechino non sembra poter reggere nei prossimi anni una crescita pari a quella recente. In Europa, ai problemi italiani si aggiungono le preoccupazioni francesi. «Usa, Cina, Francia e Italia sono i Paesi che costituiscono i principali partner commerciali tedeschi», ha notato la Süddeutsche, «e se si blocca la crescita lì, diminuirà anche la richiesta di macchinari e auto dalla Germania, una tendenza già visibile nelle quotazioni di aziende come Siemens e Bmw. Ma il rischio più grande per il miracolo economico tedesco è rappresentato dalla crisi del debito nell'Eurozona. Se la Grecia e gli altri Stati non saranno in grado di onorare i loro debiti, le banche tedesche dovranno essere nuovamente salvate con i soldi delle tasse. Tanto forte è il sistema industriale, tanto debole quello bancario: farà probabilmente più freddo anche nel Paese dei miracoli».

(Lettera 43)