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Grexit, eppur si muove

In Germania i partiti pressano e gli elettori sono stufi. Merkel dice che non ci sono fatti nuovi. Ma riapre uno spiraglio alle trattative.

La critica copertina dello Spiegel in edicola (Archivio Rassegna Est)
La critica copertina dello Spiegel in edicola (Archivio Rassegna Est)

di Pierluigi Mennitti
Scritto per Lettera 43

Una domenica piena di segnali, quella del 5 luglio a Berlino, giorno del referendum in Grecia. Caldo ateniese asfissiante per tutta la giornata, con temperature che hanno toccato uno dei record di sempre, 38 gradi, e poi in serata, in concomitanza con i risultati che rimbalzavano da Atene, una tempesta di pioggia, vento e fulmini che ha anche paralizzato per un po' gli aeroporti cittadini. Come se Zeus avesse deciso di scatenare tutta la sua rabbia su quella che i greci considerano la capitale dell'austerità.

La vittoria del no greco, specie nella misura in cui si è manifestata, è stata uno schiaffo alle posizioni di Berlino sulla gestione della crisi. E come tale è stato avvertito da politici, stampa e opinione pubblica. Piccate e sconfortate le prime reazioni, inseguitesi sulle agenzie di stampa fin nella notte di domenica, con i rappresentanti della maggioranza in prima fila a disegnare scenari catastrofici. Dalla Cdu alla Csu all'Spd, con qualche lieve sfumatura fra i socialdemocratici, un coro unanime, un misto di rabbia e delusione e una sola via d'uscita dalla crisi: Grexit.

Anche il leader dell'Spd, il vicecancelliere Sigmar Gabriel, era stato categorico in un'intervista al quotidiano berlinese Tagesspiegel, confermando ancora una volta la compattezza del governo tedesco, fattore importante in un momento difficile: «Con il no al referendum è stato distrutto l'ultimo ponte che poteva collegare la Grecia all'Europa».

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L'ultima pagina il dossier di articoli e immagini sulla lunga crisi greca di Rassegna Est.

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