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La Bmw sale a bordo della Cdu

Il colosso dell'auto effettua donazioni al partito della cancelliera. Un modo per condizionare le sue scelte sul fronte delle emissioni?

(Scritto per Lettera 43)

Una Bmw (wikipedia)

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di Pierluigi Mennitti

L'episodio risale allo scorso 9 ottobre. Non erano passate nemmeno due settimane dal voto federale in Germania, quando la Cdu di Angela Merkel ricevette una donazione di 690 mila euro da tre grandi azionisti della casa automobilistica Bmw: Johanna Quandt e i figli Stefan Quandt e Susanne Klatten. I tre donatori, tutti presenti nella lista delle 10 persone più ricche di Germania, controllano la maggioranza dell'azionariato Bmw: Stefan possiede il 17,4% delle azioni, Johanna il 16,7%, mentre Susanne Kletten il 12,6%.

Ognuno di loro ha versato 230 mila euro nelle casse del partito cristianodemocratico della cancelliera. Che da tempo si batte in Europa per posticipare l'entrata in vigore delle limitazioni sulle emissioni di Co2 per l'industria automobilistica, a vantaggio dei grandi marchi dell'auto di lusso nazionali. Compresa la Bmw. L'ultimo episodio lunedì 14 ottobre, cinque giorni dopo le donazioni di Johanna, Stefan e Susanne: nella riunione dei ministri dell'Ambiente a Lussemburgo il governo tedesco ha fatto saltare l'accordo per la riduzione delle emissioni di gas di scarico.

Una coincidenza? Forse. Ma la notizia del contributo dei Quandt, resa nota dal Bundestag (come prevede la legge tedesca in materia di donazioni private ai partiti), ha scatenato una violenta ondata di polemiche su Angela Merkel, attualmente impegnata nei colloqui preliminari per la formazione del prossimo governo.

Le critiche più dure sono arrivate dai partiti fino a oggi all'opposizione, come la Spd di Peer Steinbrück, i Verdi e la sinistra radicale della Linke. Gli azionisti di Bmw e la Cdu, nel frattempo, hanno negato ogni addebito. «Respingiamo» la tesi secondo cui la donazione sia in relazione con la posizione del governo tedesco sulle emissioni di Co2, ha fatto sapere un portavoce della famiglia Quandt, definendo i 690 mila euro un premio «per l'eccellente politica di Merkel nel corso della crisi europea».

La Cdu, da parte sua, s'è difesa spiegando che da anni riceve donazioni dai Quandt, indipendentemente dal fatto che il partito sia all'opposizione o al governo. «Le donazioni non hanno alcuna relazione con singole scelte politiche», ha tagliato corto la presidenza del partito. Nei primi sei mesi del 2013, la Cdu ha incassato contributi dal settore privato per 600 mila euro. Ora, in un colpo solo, il tesoro si arricchisce di 690 mila. La sproporzione, insomma, è evidente.

Edda Müller, presidente dell'organizzazione anti-corruzione Trasparency International, ha sollecitato il presidente federale Joachim Gauck a nominare una commissione per riformare la legge in vigore. La sua proposta: un tetto di 50 mila euro l'anno alle donazioni private.
Un'idea condivisa da Hans Herbert von Arnim, docente di Diritto pubblico all'università di Speyer. Secondo l'esperto, questa soluzione potrebbe «allontanare il sospetto che l'agenda politica dei partiti e dei governi dipendano esclusivamente dagli interessi delle lobby industriali». D'altronde, come ha detto allo Spiegel Martin Morlok, professore di Giurispudenza all'università di Düsseldorf, «gli imprenditori non donano, investono».

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