Vai al contenuto

La memoria granitica

Viaggio al Treptower Park, al memoriale per i caduti sovietici, 80mila in tutto, nel corso della battaglia per Berlino. Un esempio di come la storia possa, pur con tutto il suo peso, coniugarsi senza scatenare furia iconoclasta con il presente.

(Scritto per Lettera 43)

Il memoriale al Treptower Park

di Pierluigi Mennitti 

Non ti colpisce dritto in faccia lo sguardo della Madre Russia. Il suo volto è ripiegato sul seno, dove la mano stringe il cuore dei soldati caduti. Non chiede compassione, la trova in se stessa. Non cerca sostegno all'esterno, lo afferra dentro di sé, nella storia del suo Paese millenario e nella retorica eroica del suo popolo, che soffrì l'invasione nazista e restituì il colpo con altrettanta violenza.

La statua che accoglie il visitatore nel memoriale sovietico di Treptower Park a Berlino non ha nulla della grazia di una Pietà di Michelangelo. È grezza come il granito in cui è scolpita, ruvida come l'umore dei russi, dura come fu il tallone dei sovietici sulla fragile Ddr.

In Ucraina le statue di Lenin sono diventate il simbolo attorno al quale si combatte una nuova battaglia, in Crimea le difendono come baluardo della russità, a Kiev le sbriciolano come gesto d'indipendenza. Più a Ovest, nelle Repubbliche Baltiche, le hanno smontate da tempo. A Varsavia sono finite nei musei storici sul comunismo. A Budapest le hanno confinate in un parco disneylandiano per farne un Jurassik Park della storia. A Praga l'amministrazione ha appena rimosso dal cimitero di Oslany la croce che commemorava i soldati sovietici caduti nel riportare con i carri armati «la pace e l'internazionalismo»: era il 1968, ai cechi è sembrato un affronto insopportabile alla Primavera di Praga. Ci hanno messo 25 anni per accorgersene.

Continua su Lettera 43

Lascia un commento