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Un rigassificatore contro Mosca

La Lituania guida la rincorsa dei Baltici verso una maggiore indipendenza energetica dalla Russia. Protagonista il porto di Klaipeda. 

Il porto di Klaipeda (Wikipedia)
Il porto di Klaipeda (Wikipedia)

Sulla lunga e tortuosa via che conduce i paesi europei a una minore dipendenza energetica dalla Russia, la Lituania sembrerebbe aver compiuto un passo in avanti importante. Mentre la Germania, nel quadro della fuoriuscita dal nucleare, prima di poter pensare a soppiantare i rifornimenti di Mosca dovrà cercare di sostituire con le rinnovabili la quota oggi ancora fornita dall'atomo e la Polonia è costretta a misurare il nulla di fatto della sua campagna per il fracking, il 27 ottobre scorso è stato inaugurato nel porto lituano di Klaipeda il primo impianto per il gas liquido della regione baltica. Costato 128 milioni di dollari, entrerà in funzione come previsto nel mese di dicembre.

L'energia è il tallone d'Achille di quest'area. Lituania, Estonia e Lettonia sono considerate una sorta di isola energetica all'interno della stessa Unione europea, data l'assenza di qualsiasi connessione diretta per gas o elettricità con gli altri membri Ue e l'altissima dipendenza da Mosca per quel che riguarda l'approvvigionamento. Basso livello di sicurezza energetica, scarsa competitività e prezzi più alti che altrove ne sono le conseguenze: 480 dollari al metro cubo è il costo della bolletta che la Lituania ha dovuto pagare nel corso del 2014 al monopolista Gazprom. Gli squilibri sulla sicurezza energetica di Vilnius, Riga e Tallinn sono dunque maggiori rispetto ai partner europei e il peggioramento delle relazioni fra Bruxelles e Putin alimenta preoccupazioni antiche e nuove, già riemerse con la guerra in Ucraina e l'annessione della Crimea da parte di Mosca.

Le previsioni del Fmi sull'economia lituana
Le previsioni del Fmi sull'economia lituana

Ecco dunque che il terminale di gas liquido è visto quasi come una sorta di garanzia di un futuro meno legato a oriente. Dal punto di vista tecnico, l'impianto ha una capacità di rigassificazione di 4 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno ed è destinato modificare in maniera decisiva il mercato finora monopolistico dell'energia nell'area baltica, il cui consumo si aggira attorno ai 4,8 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno.

In considerazione dei benefici che l'impianto porterà alla sicurezza strategica della regione, il terminale di Klaipeda è stato inserito nei progetti chiave dell'European Energy Security Strategy. Pur essendo prioritariamente destinato al soddisfacimento del fabbisogno nazionale lituano, il nuovo rigassificatore opererà nell'ambito del cosiddetto Third party access regime, che consentirà ai paesi partner e confinanti di usufruire per i propri bisogni energetici delle capacità del terminale LNG sulla base di regolamenti non discriminatori. Il porto di Klaipeda, le cui acque restano libere dai ghiacci anche nei mesi invernali, è destinato dunque a svolgere un ruolo chiave nell'assicurare un'alternativa energetica ai rifornimenti russi e nella creazione di un funzionale mercato del gas nella regione baltica.

È anche una sorta di apripista dell'offensiva LNG nell'area. Estonia e Finlandia hanno già avanzato progetti per nuovi piccoli impianti, mentre la Polonia ha confermato per l'anno prossimo l'apertura del suo terminale di Swinoujscie, porto baltico al confine con la Germania, che trasformerà gas proveniente dal Qatar.

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