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L’EURO FA BENE ALLA GERMANIA

La difesa dell'euro è importante non solo perché «se salta l'euro salta l'Europa», come ha detto Angela Merkel nel suo intervento al Bundestag del 7 settembre, ma soprattutto perché la stessa Germania potrebbe dimenticarsi il benessere e la crescita conosciuti negli ultimi anni. Lo ha rivelato uno studio reso noto dal gruppo bancario statale KfW e riportato dalla Welt: «Il contributo dato dalla moneta unica all'economia tedesca negli ultimi due anni è quantificabile in una cifra che oscilla fra i 50 e i 60 miliardi di euro», ha scritto il quotidiano, «un risultato che sarebbe stato inimmaginabile qualora la Germania avesse ancora avuto il marco».

Lo studio si basa su indagini e simulazioni compiute dagli esperti della KfW sulla crescita economica del biennio passato con e senza l'euro. La sintesi è stata espressa con chiare e secche parole dall'economista capo del gruppo bancario, Norbert Irsch: «Gli sforzi per il salvataggio della moneta unica sono utili non solo alla Germania, ma anche a tutti i singoli Stati membri che la adottano».

Uno sguardo ai tormenti della Svizzera, costretta ad agganciare in maniera fissa il cambio del franco all'euro per evitarne l'eccessivo rafforzamento, conferma questa tesi: per un'economia fortemente orientata alle esportazioni, l'eventualità di un marco troppo forte sarebbe stata una catastrofe. La crescita non sarebbe stata la stessa, le aziende avrebbero ottenuto minori commesse, la disoccupazione non sarebbe scesa sotto i tre milioni di unità. Ora che, come ha scritto il Financial Times Deutschland, la stessa sorte del franco svizzero potrebbe colpire altre monete forti come la corona norvegese e la corona svedese, costringendo le banche centrali dei Paesi scandinavi a intervenire anch'esse sul mercato dei cambi aprendo una sorta di guerra monetaria, i pregi dell'euro appaiono più chiari nonostante la crisi.

Angela Merkel, dunque, combatte la sua battaglia parlamentare a favore del nuovo pacchetto di aiuti salva Stati (Efsf) un po' per se stessa e un po' per il suo Paese. Deve convincere i deputati riluttanti annidati all'interno della sua stessa maggioranza, più nella Cdu/Csu che nell'Fdp. I numeri per il momento sembrano esserci, il pallottoliere degli esperti in conteggi segna 19 voti di margine, ma il dibattito è intenso e la data del voto ancora lontana: fino al 29 settembre mancano tre settimane e di mezzo c'è il voto a Berlino, presumibilmente un'altra turbolenza che può far sfuggire alla cancelliera il timone di mano.

Ma deve soprattutto convincere l'opinione pubblica tedesca ed europea di avere ben chiara una linea politica e una visione per l'Europa del futuro. Una bussola, per dirla con Helmut Kohl. Così, nell'intervento al Bundestag, «uno dei più importanti della sua carriera politica», ha detto un altro padre nobile della patria come Hans-Dietrich Genscher, Angela Merkel ha utilizzato toni solenni e drammatici. Indossando una giacca nera, tributo al lutto per la scomparsa del padre teologo avvenuta qualche giorno prima, la cancelliera ha messo da parte il testo scritto dell'intervento e ha parlato a braccio. Una stravaganza per una donna generalmente pignola, sempre attenta a misurare tono e parole come farebbe una scienziata davanti all'oggetto da esaminare. «La Merkel ha parlato a ruota libera», ha notato la Süddeutsche Zeitung, «tirando fuori quel che pensava. Un atteggiamento che, se per altri oratori può essere abituale, per la cancelliera significa un passaggio tutto nuovo. Il futuro dell'euro sarà decisivo per ogni cosa, da qui il legame con il suo destino: se fallisce l'euro, fallisce l'Europa e in qualche modo anche Angela Merkel. Cose di questo genere non si possono leggere su un testo scritto, vanno espresse con sentimento».

Un'ennesima metamorfosi che inaugura una fase nuova del cancellierato: «Dopo essersi proposta a turno come riformatrice, madre della nazione e come leader conservatrice di governo», ha concluso il quotidiano bavarese, «la Merkel ha compreso che la sua ultima chance è andare coraggiosamente incontro a un alto rischio. Non c'è tatticismo in questa ultima versione sentimentale, ma la consapevolezza di doversi giocare la partita in prima persona. Non ha vie d'uscita, non può più andare a destra o a sinistra, al limite indietro, cioè mollare».

(Pubblicato su Lettera 43)