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L’AMPELMÄNNCHEN VA IN EUROPA

Un cappello a falde larghe sulla testa, un movimento deciso e al tempo stesso disinvolto delle braccia e un po' di pancetta, che fa tanto simpatia: l' Ampelmännchen, l'omino del semaforo dell'ex Germania est con cui molti turisti europei hanno familiarizzato scambiandolo ormai per un simbolo di Berlino, al pari della torre della televisione e della Porta di Brandeburgo, è stato indicato dagli scienziati dell'università privata Jacobs di Brema come il più efficacie segnale stradale d'Europa e presto potrebbe dilagare in tutte le città dell'Ue.

Come sempre in Germania, un sigillo accademico apre la strada a futuri radiosi e la certificazione dei professori di psicologia dell'istituto anseatico appare ineluttabile: la riconoscibilità dei segnali proiettati dall'omino dell'est è di gran lunga superiore a quelli del corrispettivo simbolo occidentale. Motivo più che sufficiente per proporre ufficialmente, prima al governo tedesco e poi alla commissione europea, di adottarlo a tutti gli incroci del continente, dal Portogallo alla Svezia, dall'Estonia all'Italia.

Per giungere al risultato clamoroso, gli psicologi hanno realizzato una serie di test utilizzando la cosiddetta tecnica dello Stroop-Versuchsanordnung, un parolone tedesco di difficile traduzione: consiste nel proiettare a un gruppo di partecipanti le immagini gli omini dello stop e dell'andare con i colori invertiti rispetto al solito. Verde per quello che indica lo stop, rosso per quello che invita ad attraversare. E solo nel caso dell'omino dell'est, coloro che hanno partecipato al test non hanno avuto esitazioni a riconoscere l'esortazione del segnale, senza farsi trarre in inganno dai colori invertiti.

«La figura dell'omino orientale è rimasta senza dubbio più impressa», ha detto Claudia Peschke, coordinatrice del gruppo di ricerca, «e la sua funzione è risultata di gran lunga più energica rispetto al suo parente occidentale». Da qui l'invito degli esperti a disseminare di omini col cappello a falde larghe tutti gli incroci della Germania e a estendere la proposta ai palazzi istituzionali di Bruxelles, dove si sta studiando l'ipotesi di unificare su tutto il continente la segnaletica stradale, semafori compresi. I burocrati europei hanno elaborato un prototipo stilizzato piuttosto amorfo e i docenti di Brema hanno opposto la convinzione che il disegno sia troppo simile agli omini presenti nella vecchia Germania ovest: algidi, poco espressivi, per nulla comunicativi. Meglio dunque quelli orientali, tanto più che i partecipanti che si sono sottoposti ai test di brema erano stati selezionati secondo differenti nazionalità europee.

Il segreto dell'Ampelmännchen non starebbe però nella sua simpatia o nell'apparente rilassatezza dei gesti. I movimenti dell'omino, sia nella versione stop che del via libera, richiamano quelli che erano in vigore tra i Vopos della Ddr: quando c'era da fermare il traffico su una corsia, il poliziotto del popolo addetto alla sicurezza stradale si alzava lievemente sui tacchi, ruotava il corpo con uno scatto marziale di 90 gradi e apriva le braccia perpendicolarmente alla strada, intimando alle Trabant l'arresto. «Anche l'omino dell'ovest replica le movenze che i poliziotti adottavano per regolare il traffico a occidente», ha osservato Peschke, «ma il risultato tradotto sulla segnaletica dei semafori non ha prodotto la stessa efficacia.

La rivincita per l'omino dell'est è arrivata dopo esser sopravvissuto a molte disavventure. Con la riunificazione tedesca, ha rischiato di essere triturato nel processo di occidentalizzazione subito dalla Ddr: i vecchi segnali stradali furono progressivamente sostituiti da cartelloni realizzati nelle fabbriche dell'Ovest e la stessa sorte era stata stabilita anche per l'Ampelmännchen, fino a quando una petizione popolare ne chiese a gran voce il salvataggio e riuscì anche ad ottenerlo. Da quel momento, l'invasione degli omini occidentali, con le loro braccia insulsamente aderenti al corpo nella versione in rosso e appena staccate in quella verde, venne arrestata e piano piano l'omino dell'est riguadagnò le posizioni perdute, riversandosi a sua volta prima nei quartieri occidentali di Berlino e poi in altre città dell'ovest tedesco: la normativa in vigore prevede infatti che siano le singole comunità amministrative a scegliere quale dei due simboli utilizzare per i propri semafori.

Poi fu la volta dell'aggressione commerciale. Visto che il marchio funzionava, un imprenditore tedesco decise di appropriarsene, piazzandolo su borse e magliette, felpe e portachiavi, gomme e matite, quaderni e lampadari: un merchandising milionario di cui non rimase neppure una briciola all'inventore della figura, tale Karl Peglau, scomparso nel 2009 tra molti rimpianti dei cultori dell'ostalgia e senza aver mai visto il becco di un quattrino per la sua invenzione. Nel frattempo la famiglia dei pupazzetti si è anche infittita: a Dresda è comparsa qualche anno fa anche l'Ampelmädchen, la ragazza dei semafori, perchè in Germania l'uguaglianza di genere è un obiettivo da raggiungere anche in modi bizzarri. Ma a presidiare gli incroci di Sicilia, gli scienziati di Brema consigliano sia mandato solo il maschio.