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RUSSIA, L’AGENDA DEI BLOGGER

Campagna elettorale priva di pathos quella russa per il rinnovo della Duma. Gli unici elementi di vivacità vengono dalla blogosfera. Internet è il mezzo attraverso il quale la classe media interviene nel dibattito e prova a imporre l'agenda politica.

di Matteo Tacconi / Radio Europa Unita

Ultima sessione della Duma, pochi giorni fa, prima delle elezioni del 4 dicembre. Il ramo inferiore elettivo del parlamento russo ha discusso una serie di disegni di legge che andranno approvati prima che i nuovi inquilini, alla fine del mese prossimo, mettano piede nel palazzo. Dopodiché Vladimir Putin ha preso la parola. C’è chi dal discorso del primo ministro, che a marzo si riprenderà quella poltrona presidenziale affidata a Dmitrij Medvedev in questi quattro anni, si aspettava qualcosa in più, dopo i clamorosi fischi rimediati domenica sera nel corso di un evento di arti marziali a Mosca. Invece no.

Il suo intervento è stato ordinario. Putin ha salutato i deputati uscenti ringraziandoli per il lavoro svolto e ha ricordato che in questa legislatura, con lui alla guida dell’esecutivo, sono state sfornate 1500 leggi.  Il primo ministro uscente e capo dello stato rientrante, nonché attuale numero uno di Russia Unita, il partito del potere (alla Duma ha oltre i due terzi dei seggi), ha infine rammentato che nei prossimi tempi la Russia dovrà fronteggiare «rischi e incertezze». Specialmente, viene da pensare, sul piano economico. L’unico momento adrenalinico – si fa per dire – è stato quando i deputati del Partito comunista e di Russia Giusta hanno evitato di alzarsi in piedi all’ingresso di Putin in aula. Insomma, stavolta non ci sono state scintille, né sorprese. Scintille e sorprese mancano, peraltro, anche sul fronte della campagna elettorale. La contesa è stata atona. I partiti hanno fatto campagna “alla sovietica”, puntando sulla mobilitazione e sui comizi. E Russia Unita vincerà ancora.

L’unico elemento di vivacità viene dalla blogosfera e in modo particolare da LiveJournal, la piattaforma più gettonata della Russia. Dove, molto più che sui social network, si registra una discussione politica approfondita e partecipata, scrive Nadi Abdullaev in una particolareggiata analisi pubblicata dal sito dell’agenzia di stampa Ria Novosti, in cui si mette in risalto come a dettare l’agenda, sulla rete, non siano i partiti ma bensì gli autori dei weblog. I singoli cittadini, in altre parole. La classe media, volendo essere più precisi. I protagonisti della blogosfera sono infatti i professionisti, coloro che hanno competenze e istruzione. Con Alexej Navalnij, seguitissimo attivista lesto a denunciare ogni caso di mala-amministrazione, che s’è ritagliato un ruolo di primissimo piano. Quello che ne esce fuori è una critica severa a Russia Unita e al suo capo, descritti come emblemi della stagnazione, della corruzione e dell’abuso di potere.

Il grosso degli interventi, in vista del voto del 4 dicembre, si concentra su come limitare l’onnipotenza del partito putiniano. Navalnij ha invitato a barrare qualsiasi scheda, purché non sia quella di Russia Unita. Altri consigliano l’astensione, così da delegittimare il potere e il processo elettorale, reputato non trasparente e scontato. Quasi nessuno però – e questo è un problema – si sofferma sulle alternative. Sono d’altronde poco credibili, a partire da quella comunista, a seguire con quella liberal-democratica e a chiudere con Russia Giusta, da molti analisti considerata una versione edulcorata di Russia Unita. Il punto, quindi, è che questo movimento rischia di non schiodarsi dalla discussione internettiana. Ma il fatto che ci si confronti e che la rete rappresenti sempre di più un’agorà pubblica da cui emergono messaggi eloquenti e condivisi sullo stato della nazione è già qualcosa. È una scossa al torpore e all’apatia, una ventata di freschezza e un potenziale “cane da guardia” che, nella Russia di Putin, non s’era mai visto.

(Pubblicato su Radio Europa Unita via Europa)