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TRIONFO VERDE, LA SFIDA DI KRETSCHMANN

Su un punto sono tutti d’accordo: Winfried Kretschmann, il primo presidente regionale verde nella storia della Bundesrepublik non è un uomo di potere, un Machtmensch come dicono i tedeschi. In campagna elettorale sembrava tenersi a debita distanza da quel posto, cui i suoi competitori ambivano sfacciatamente. «Il democristiano Stefan Mappus affermava di voler restare Ministerpräsident, il socialdemocratico Nils Schmid dichiarava di volerlo diventare» ha scritto la Süddeutsche Zeitung, «lui, Kretschmann, si teneva sulle sue, sostenendo che la scelta apparteneva al popolo sovrano». Spesso si  è ritrovato a citare Erwin Teufel, il democristiano che guidò il Baden-Württemberg per 14 anni: «È la carica che va verso l’uomo, non l’uomo che va verso la carica».

La tattica ha funzionato e la carica di presidente della Regione locomotiva economica della Germania è arrivata nelle sue braccia, sconvolgendo gli equilibri tradizionali del Paese, o almeno di questo suo angolo sudoccidentale, ricco, benestante e da sempre conservatore. Per 57 anni la Cdu lo ha governato ininterrottamente, ora la svolta assume caratteristiche straordinarie perché non premia il partito di massa alternativo, l’Spd, ma quello in divenire, i Verdi: 24%, un risultato inimmaginabile anche solo un anno fa.

Che la campagna elettorale si sia svolta, nelle ultime due settimane, in condizioni del tutto eccezionali, è un dato di fatto. È come se l’intera regione di Stoccarda fosse stata catapultata 9mila chilometri più a est, in Giappone, esposta alle radiazioni emesse dai reattori nucleari di Fukushima. Un’onda emotiva e per molti versi irrazionale ha investito la politica tedesca, estendendo i suoi effetti anche nella vicina Renania-Palatinato, dove i Grünen hanno triplicato in un sol colpo il bottino, balzando al 15 per cento e costringendo il presidente uscente dell’Spd a un governo di coalizione. Ma è a Stoccarda che il capolavoro è riuscito fino in fondo. È qui, nella roccaforte dei conservatori e dei liberali, che i Verdi dovranno dimostrare di poter compiere il salto di qualità: da brillante e movimentista partito di opposizione a responsabile e innovativo partito di governo.

Il pallino è ora nelle loro mani e Winfried Kretschmann, come hanno osservato molti commentatori, sembra l’uomo adatto per rafforzare quell’immagine borghese cui il partito da qualche tempo ambisce per consolidare la sua forza. Da studente aderì a un gruppuscolo di comunisti maoisti, dal quale si emancipò rapidamente una volta diventato professore di etica. Nel 1979 aderì ai Verdi, iniziando la carriera di politico d’opposizione». Ma chiamarla carriera, nel senso un po’ burocratico della parola, appare inadeguato, tanti sono stati i litigi consumati con i suoi nuovi compagni di viaggio, fino alla decisione, presa di tanto in tanto, di tirarsi fuori dal gioco politico locale.

Non giunge tuttavia impreparato alla sfida del governo. Tra il 1986 e il 1987 affiancò Joschka Fischer nel primo ministero regionale affidato ai Verdi, quello dell’Ambiente nel Land di Wiesbaden, l’Assia, dove il futuro vice-cancelliere si fece le ossa in vista della prima esperienza amministrativa a livello federale, il governo rosso-verde che dal 1998 al 2005 resse le sorti dell’intera nazione. A quell'esperienza accanto a Fischer Kretschmann ha fatto esplicitamente riferimento ieri, nel suo primo discorso post-elettorale, proprio per rimarcare la consapevolezza che adesso il ruolo di Ministerpräsident comporterà responsabilità diverse. E nello stesso tempo ha promesso un nuovo stile nella gestione della cosa pubblica che, tradotto in parole semplici, significherà cercare di coinvolgere i cittadini nelle scelte di fondo del governo, restituir loro la sensazione di essere partecipi delle decisioni prese. Responsabilità e innovazione, saper coniugare la serietà e la severità dell’uomo di governo con un atteggiamento più aperto verso le istanze della società e nello stesso tempo istaurare un diverso stile di amministrazione che convinca gli elettori che vale la pena dar fiducia ai Verdi: è intorno a questa sfida che si gioca, in fondo, il futuro dei Grünen come partito di massa. Non sarà facile. La rapida parabola dei liberali resta lì sullo sfondo, come monito di come sia possibile in breve tempo bruciare entusiasmi e speranze.

Può riuscirci un personaggio difficile e complesso come Kretschmann? Egli è in fondo rimasto un outsider nonostante sia un Verde della prima ora, refrattario ai luoghi comuni, anche quelli del suo stesso partito. «Semmai un prudente cattolico conservatore», lo ha descritto ancora la Frankfurter, «per il quale l’amore per la natura è più importante degli esperimenti sociopolitici». Sessantadue anni, padre di tre figli ormai cresciuti, vive nel piccolo paesino di Laiz, nell’Alta Svevia, dove è membro di un’associazione di tiro a segno. Aveva corso come candidato alla presidenza anche cinque anni fa, allora però con ben altri obiettivi rispetto a questa volta.

Un uomo pacato e schivo, per il quale il ricorso all’understatement è diventato una seconda pelle. Anche nella serata del 27 marzo, Kretschmann ha dispensato parole di buon senso, quasi prudenti, distaccandosi dai festeggiamenti con cui i militanti del suo partito celebravano lo storico risultato. Non ha una gran passione per la baldoria, anche se l’appellativo di “Erwin Teufel verde” non lo delizia, anzi lo manda su tutte le furie: «Teufel era un freddo e cinico uomo di potere, caratteristiche che non sembrano davvero appartenere al suo attuale successore», ha ripreso la Frankfurter, «il quale, però, ora non potrà certo prendere cappello ogni volta che la situazione politica gli sembrerà scomoda, così come la sua arte di analizzare in profondità la filosofia politica non gli basterà a guidare la regione che rappresenta il cuore industriale della Germania». Le prove che lo attendono saranno decisive per il futuro dei Verdi e per la loro credibilità di governo. Stuttgart 21, ad esempio, il progetto della nuova stazione ferroviaria contestato, non è facilmente smontabile, né da un punto di vista normativo né finanziario: Kretschmann sperimenterà molto presto se la sua prospettiva un po’ idealistica di governare attraverso il dialogo con i cittadini passerà attraverso le forche caudine della battaglia politica quotidiana

(Elaborazione di un articolo pubblicato su Lettera 43)