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LA NUOVA MOSCA, RINASCE GORKY PARK

La colpa è di Martin Cruz Smith e William Hurt. Se il Parco Gorky è entrato nell’immaginario collettivo dell’Occidente come un posto oscuro, rappresentazione di una Mosca fredda, grigia e avvolta dagli spettri di un passato ancora più inquietante, lo si deve al libro dello scrittore americano traslato sugli schermi e interpretato dall’eclettico attore che nel 1986 ottenne il premio Oscar per Il bacio della donna ragno. Ora l'area sta per essere riqualificata e riconsegnata ai moscoviti. Sono passati esattamente 30 anni - era il 1981 - dall’uscita di Gorky Park, uno dei classici romanzi di spionaggio - assieme ai tanti di John Le Carrè - che hanno un po’ costruito e un po’ spiegato l’Unione Sovietica ai tempi della Guerra Fredda, tra verità, metafore ed esagerazioni.

Al film del 1983, diretto da Michal Apted e sceneggiato dallo stesso Cruz Smith, si deve più che al libro l’aver fatto assurgere il Parco centrale della cultura e riposo, questo il nome ufficiale del Gorky Park, a simbolo dei misteri dell’Urss. Erano altri tempi e la faccia algida di William Hurt si adattava perfettamente agli stereotipi (che resistono ancora oggi) di un mondo diviso in blocchi, che separava con poche eccezioni i buoni dai cattivi. In realtà, senza contare che la pellicola è stata girata in Finlandia e Scozia, il luogo dove la storia inizia e dove vengono scoperti dall’ispettore Arkady Redko i cadaveri irriconoscibili di tre persone uccise da un arma del Kgb è tutt’altro che da far venire i brividi. A meno che non ci si vada in inverno, quando le temperature, e non solo lì, se ne stanno stabilmente una decina di gradi sotto lo zero.

Il Parco Gorky è infatti per i moscoviti, come dice appunto il nome, un luogo si svago e di divertimento, dove passare qualche ora tra il verde (d’estate) e il bianco (d’inverno), facendo un giro in barca nei laghetti o pattinando sul ghiaccio, salendo sulla ruota panoramica o curiosando all’interno di un modello del Buran, il predecessore sovietico dello Shuttle, assistendo a un concerto o, semplicemente, passeggiando. Tutte attività innocue, insomma, che nulla però hanno a che vedere con facce scuoiate e intrighi internazionali conditi da pellicce di zibellino. Ma la potenza della fantasia supera sempre la realtà. E a Mosca si comprende poco l’interesse dei turisti di mezzo mondo per un posto che non è certo in vetta alle classifiche delle mete consigliate della capitale. I tempi però cambiano e ora sembra arrivato il tempo del rilancio, per superare la fatiscenza del recente passato e sgombrare i pregiudizi occidentali costruiti a suon di thriller.
Il Parco centrale della cultura, aperto alla fine degli Anni 20, deve essere rimesso a nuovo. Basta insomma sia alla nostalgia staliniana sia al trash degli Anni 90, basta con la gazzarra alcolica nei giorni di festa dedicati alle organizzazioni militari e alla caciara dei turisti di provincia, e basta pure alle montagne russe (che i russi, casualità, chiamano montagne americane) fatte arrivare qualche anno fa dalla Germania.

Gorky Park va restituito ai moscoviti. I piani e i soldi pare che ci siano e il nuovo sindaco di Mosca Sergei Sobyanin, uomo che Vladimir Putin lo scorso anno ha messo al posto di Yuri Luzhkov, è diventato la mente che organizza il progetto del futuro. Il suo braccio è Sergei Kapkov, buon amico di Roman Abramovic, l’oligarca che possiede il Chelsea e sta di casa in Inghilterra. Ed è proprio l’Hyde Park di Londra ad aver impressionato un paio di anni fa lo stesso presidente russo Dmitri Medvedev, tanto da convincerlo a prenderlo come modello per Mosca. Come, si vedrà. La rinascita del Parco Gorky è uno dei progetti per dare un nuovo volto, meno caotico e più occidentale, alla metropoli cresciuta a dismisura e senza criteri urbanistici negli ultimi anni, obbediente solo alle leggi della speculazione edilizia. Compito arduo, ma non impossibile.

(Lettera 43)