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LA MERKEL ALLA RICERCA DELL’EQUILIBRIO

La Herrenhaus prussiana che ospita la sede del Bundesrat, il Consiglio federale, è da qualche tempo diventata il luogo simbolico dell’incertezza che avvolge la politica tedesca. Quasi nascosta dietro un recinto di metallo nero e un giardino con folta vegetazione, arretrata rispetto alla sede stradale della Leipzigerstrasse, a due passi dalla Potsdamer Platz, la massiccia sede del Parlamento delle Regioni contiene una mescolanza di colori politici che riflette la tavolozza fantasiosa di un pittore eccentrico.

I ripetuti cambiamenti nelle maggioranze regionali degli ultimi due anni si sono proiettati nella sala assembleare di questo particolare organo costituzionale, che cura e tutela gli interessi dei potenti Länder tedeschi a livello federale contribuendo al processo legislativo. Non è una seconda camera nel senso italiano del termine, perché non prende parte in modo paritetico con il Bundestag al procedimento legislativo: la sua funzione è limitata a precisi settori che sono stati individuati a suo tempo dalla Legge fondamentale. I suoi membri non sono eletti universalmente, ma scelti dai singoli governi regionali secondo le maggioranze politiche in carica e sono vincolati al mandato ricevuto dai Länder: non possono insomma votare in maniera difforme da quella decisa dal proprio governo regionale. E tuttavia la posizione del Bundesrat è decisiva per gran parte delle grandi riforme che il governo federale vuol portare a termine. È dunque un problema per il centrodestra che Cdu e Fdp abbiano perduto la maggioranza di cui disponevano quando due anni e mezzo fa avviarono la loro esperienza governativa.

Angela Merkel, dunque, non ha più una maggioranza nel Bundesrat ed è costretta ogni volta a raggiungere un compromesso con i suoi membri. Ma le recenti elezioni in Baden-Württemberg e Renania-Palatinato, nonostante la grande risonanza prodotta, non hanno modificato sostanzialmente i rapporti di forza. Quella maggioranza, il governo l’aveva già perduta lo scorso settembre con il voto nel Nord Reno-Vestfalia e i 6 nuovi membri che Verdi e socialdemocratici hanno ora strappato a Stoccarda, non consentono all’opposizione nazionale di raggiungere il quorum necessario di 35 seggi. I membri complessivi sono 69: Cdu, Csu e Fdp ne hanno 25, Spd, Grünen e l’estrema sinistra della Linke 30.

Gli altri 14 sono raccolti nelle coalizioni spurie che governano alcuni Länder. E siccome i voti sono espressi in blocchi regionali, ogni passaggio legislativo dipende adesso dal comportamento che terranno di volta in volta i rappresentanti di quelle regioni dove al governo ci sono maggioranze diverse da quelle classiche. Cdu e Spd governano insieme in Meclenburgo-Pomerania occidentale, Turingia e in Sassonia-Anhalt, mentre nella Saar è al comando la cosiddetta coalizione Jamaica, dai colori dei tre partiti impegnati, Cdu, Fdp e Verdi. Il colore del Ministerpräsident di turno fa sempre pendere la bilancia da un lato piuttosto che dall’altro. Il Bundesrat è comunque un’assemblea senza maggioranza.

Tuttavia, rispetto a una settimana fa poco è cambiato sul piano formale. La Merkel può sempre guadagnare l’approvazione del Bundestag (dove la maggioranza è sicura) per quelle leggi che non hanno bisogno dell’approvazione del Bundesrat: si tratta della legislazione in determinate materie che non hanno diretto riflesso regionale e sulle quali il Bundesrat può solo opporre un veto non vincolante. Per quelle che invece devono passare anche l’esame della Camera regionale, sarà necessario esercitare un lavoro diplomatico di compromesso, soprattutto con quelle regioni a governo misto. O lasciare che siano i singoli presidenti delle regioni, che sono di diritto membri dell’assemblea, a prendere l’iniziativa per trovare un accordo. Fino a qualche tempo fa, questo non era un grande problema. Il Bundesrat, storicamente, si è delineato come una tipica Camera di compensazione, dove la ricerca del consenso era la regola che assicurava il corretto funzionamento legislativo del Paese in nome dell’interesse nazionale. Dagli anni del governo Schröder, questa consuetudine è venuta un po’ meno e le battaglie nella Herrenhaus hanno assunto via via un sapore politico e ideologico più che contenutistico.

Il precario equilibrio potrebbe però cambiare con le successive elezioni regionali, in programma nei prossimi mesi. Se la tendenza negativa dei partiti di governo dovesse proseguire, cambi di maggioranza in Meclenburgo-Pomerania occidentale (a settembre) e in Schleswig-Holstein (voto anticipato nel 2012), potrebbero ribaltare la situazione a favore delle opposizioni. E in quel caso i margini di manovra della Merkel nel Bundesrat sarebbero ridotti. Un segnale pericoloso in vista dell’autunno 2013, data prevista per il rinnovo di cancelleria e Bundestag. Ammesso che ci si arrivi.