Vai al contenuto

LA FINE DI YULIA

Le speranze che l’ex primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko esca presto di prigione sono ridotte al minimo e altri processi pendono (come una spada di Damocle) sulla testa dell’eroina della rivoluzione arancione.

Evasione fiscale e coinvolgimento in omicidio sono le accuse che rischiano di renderla un’inquilina fissa delle carceri ucraine. Un procedimento è in corso, un altro potrebbe essere aperto.

Tre anni fa, in questo periodo era ancora in corso la battaglia per le elezioni presidenziali, quando al ballottaggio Tymoshenko fu sconfitta dal tradizionale rivale Victor Yanukovich, che si prese la rivincita dopo il 2004.

Oggi le cose sono cambiate. Passata dal governo all’opposizione, l’ex primo ministro è finita nel mirino della giustizia selettiva ucraina, quella che prima di arrivare a una condanna ha guardato bene in faccia l’imputata.

La candida veste sfoggiata in Europa non è servita alla Tymoshenko per evitare la galera a casa propria, vittima certamente di una crociata guidata dal presidente ma anche di se stessa e della sua storia.

Ai sette anni di carcere della condanna per abuso di potere, esito di un processo che ha fatto molto discutere, se ne potrebbero aggiungere altri in questo 2013, che si è aperto così come si era chiuso il 2012: all’insegna della guerra di propaganda, dove i contendenti a Kiev non si risparmiano nessun colpo.

Da una parte il clan Tymoshenko, con la punta di diamante Evgenia, la figlia al comando dell’operazione “Salvate il soldato Yulia”; dall’altra quello di Yanukovich, che, dopo aver messo l’avversaria dietro le sbarre, vuole buttare la chiave. Per sempre. Al momento non sembra però che possano arrivare altre soluzioni.

Vinte le ultime elezioni legislative di ottobre senza particolari difficoltà e senza ricorrere a colpi troppo bassi - tanto che neppure l’Osce nel suo rapporto sul voto del 28 ottobre ha parlato di brogli – il blocco di potere è impegnato a Kiev nella ridistribuzione delle poltrone. Nel mentre, l’opposizione parlamentare tenta di coordinarsi, ben sapendo che Yulia Tymoshenko è ormai fuori da giochi.

È Vitaly Klitschko a raccogliere consensi in maniera trasversale, al di là del nazionalista antisemita Oleg Tiahnybok, leader di Svoboda, il partito dell’estrema destra sdoganato proprio dai moderati di Opposizione unita, la formazione della Tymoshenko e del nuovo numero uno Arseni Yatseniuk.Il primo vero banco di prova su quanto il suo partito, l’Alleanza ucraina democratica per le riforme (Udar), sarà in grado di contrapporsi al Partito delle regioni di Yanukovich sarà alle elezioni municipali di Kiev, in primavera inoltrata, quando dovrà essere eletto il nuovo sindaco. Forse il trampolino di lancio per la candidatura presidenziale del 2015.

Dopo la delusione di Yulia, ora sostenuta solo da una cerchia molto stretta di irriducibili, l’Ucraina è alla ricerca di nuovi eroi. L’ex pugile, con buoni contatti proprio con la Cdu di Angela Merkel, che prima ha combattuto per la liberazione dell’ex primo ministro e ora sembra aver rallentato di fronte alla realtà dei fatti, può diventare il leader carismatico dell’opposizione moderata, raccogliendo proprio l’eredità della Tymoshenko. Metaforicamente, seppellendola definitivamente.

(Limes)