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NAFTOGAZ E GAZPROM, QUESTIONE DI TUBI

La partita va avanti da oltre un anno. Da quando, nella primavera 2010, il primo ministro russo Vladimir Putin aveva proposto di fondere il colosso russo Gazprom con il traballante monopolista ucraino Naftogaz. Puntualmente, a fine aprile, i rispettivi presidenti Dmitri Medvedev e Victor Yanukovich con la firma del patto di Kharkiv stabilivano il prolungamento della permanenza della flotta russa a Sebastopoli dietro uno sconto sulle forniture di gas per l'Ucraina per un decennio a venire. L'accordo riportava il Cremlino in netto vantaggio nella scacchiera postsovietica e Kiev definitivamente nell'orbita russa. Tanto che Yanukovich, che sedeva sulla poltrona di capo di Stato da solo qualche mese, venne accusato di essersi lasciato abbracciare troppo stretto dagli amici russi, complice la lobby filo-moscovita che si era portato appresso a Palazzo.

Le cose però non sono andate esattamente come Putin e Gazprom si aspettavano. La resistenza ucraina unita ai proclami europeisti lanciati dallo stesso Yanukovich e dal primo ministro Mykola Azarov hanno relativizzato l'immagine di un'élite al potere in balia dei voleri della sorella maggiore.
La Russia vorrebbe trattare in realtà l'Ucraina come la Bielorussia, dove Gazprom sta facendo manbassa per arrivare al controllo totale di Beltransgaz e del sistema dei gasdotti (gts) che attraversa il Paese, ma gli obiettivi sono per ora falliti. Anche perché rispetto a Minsk, sul tavolo ucraino non giocano solo in due. La partita coinvolge infatti anche l'Unione europea, alla quale Yanukovich si appella costantemente tentando di tenere il piede in due scarpe.

Mentre Gazprom vorrebbe farsi un boccone di Naftogaz e del gts ucraino, Kiev non vuole perdere il ruolo strategico di Paese di transito, messo a repentaglio dalla costruzione di Nordtstream e dai progetti Southstream e Nabucco che aggireranno da nord e da sud l'Ucraina portando l'oro azzurro da Russia e Asia centrale direttamente in Europa. Per allontanare questo pericolo Yanukovich punta sulla collaborazione di Bruxelles e di Mosca per modernizzare i tubi e rendere ancora efficiente e indispensabile il passaggio attraverso l'Ucraina.

Purtroppo per lui al Cremlino fanno orecchie da mercante e anche a Bruxelles, dove gli amici della sua grande avversaria Yulia Tymoshenko si preoccupano più di questioni processuali che di gas, sembra che la strategia energetica sia la stessa: il Nabucco sponsorizzato da Manuel Barroso e supportato dai circoli filoamericani isola l'Ucraina esattamente come il Southstream cresciuto sull'asse Gazprom-Eni. A Kiev non possono in definitiva contare su nessuno. E allora gli ucraini cercano disperatamente di diversificare, importando dalla Turchia all'Azerbaigian, trivellando nel Mar Nero, aprendo ad altre compagnie straniere che puntano sui gas non convenzionali, dagli americani di ExxonMobil e Chevron agli italiani di Eni. Le riserve ucraine, se ben sfruttate, potrebbero inoltre assicurare l'indipendenza energetica per i prossimi 20 anni, dicono gli esperti. Peccato che sino a ora non ci abbia pensato nessuno, visto che lo status quo è stato la base per far sorridere tutti coloro che hanno sguazzato nel business energetico, sia nel settore pubblico sia privato.

 Dai tempi della 'principessa del gas' Tymoshenko negli Anni '90, per arrivare a Dmitri Firtash, che con RosUkrenergo ha mediato sino al 2009 tra Gazprom e Naftogaz. Tra i due non è mai corso buon sangue: adesso l'ex eroina della rivoluzione arancione è a processo proprio per una questione di gas (l'accusa è quella di abuso di potere per gli accordi presi nel 2009 con Putin), Firtash è uno degli oligarchi più vicini al presidente. Il destino energetico dell'Ucraina è passato, e passa, anche da questi personaggi, schierati di volta in volta a difendere i propri interessi più che quelli del Paese.

Ecco perché le prospettive per Kiev sono abbastanza grigie: Yanukovich sente il fiato sul collo di Putin, che promette subito nuovi sconti e vantaggi in caso di entrata nell'unione doganale euroasiatica dietro la cessione di gts e joint venture Gazprom-Naftogaz; Bruxelles da un lato mette sul piatto la creazione di uno spazio economico comune, ma dall'altro con il progetto Nabucco allontana da sé l'Ucraina. Yanukovich ha ribadito lo scorso fine settimana di essere contro la fusione dei due giganti del gas. Le trattative tra Kiev e Mosca però continuano.

(Lettera 43)