Vai al contenuto

KGB, SPIE E FILOSOFI

Andreas e Heidrun sono marito e moglie sulla cinquantina, hanno una figlia ormai in età adulta, e di cognome fanno Anschlag, che in tedesco vuole dire 'attacco', nel senso di attentato. Negli ultimi 30 anni hanno abitato in diversi paesini della provincia tedesca, da Balingen in Baden Württenberg a Marburgo in Assia, vivendo con i soldi guadagnati da lui come impiegato, mentre lei faceva la casalinga.Sono una coppia normale, poco appariscente, arrivata in Germania alla fine degli Anni 80 dall’Austria. O, almeno, questa è la facciata che per tre decenni hanno mostrato al mondo. Da metà gennaio, infatti, i due signori di mezza età sono sotto processo a Stoccarda, accusati di essere spie russe e di aver passato per oltre 20 anni segreti e informazioni al Cremlino. E da buoni 007 si sono trincerati dietro un rigoroso silenzio, rifiutandosi di rivelare persino i loro nomi veri. Attacco di spie a Stoccarda ha titolato qualche giornale russo in vena di fare battute.

La storia avrebbe dell’incredibile se non fosse vera. Da quando nel 2011 i due sono stati arrestati dopo una soffiata arrivata al Bnd, i servizi segreti tedeschi, i signori Anschlag non hanno proferito verbo: ma sulla loro attività di spioni, al servizio prima del Kgb poi del suo successore Fsb, non ci sono dubbi. In due decenni di onorata attività - sembra che i compensi si aggirassero sui 100 mila euro all’anno - hanno messo a segno una serie di colpi, raccogliendo soprattutto materiale sensibile politico e militare grazie anche alla collaborazione di un complice olandese, Raymond Poeteray, impiegato al ministero degli Esteri dell’Aja e finito separatamente a giudizio, che avrebbe passato loro documenti riservati su Unione europea e Nato. Il tutto poi confluiva a Mosca, con l’aiuto dei metodi tradizionali dello spionaggio d’altri tempi, come la cosiddetta cassetta delle lettere 'morta', cioè quei luoghi insospettabili dove si depositano buste che vengono prelevate poi dal destinatario. Ma anche con le tecnologie più moderne di telecomunicazione satellitare e via internet, grazie a messaggi criptati depositati su pagine web.

La procura di Stoccarda paventa per le due spie una condanna sino a 10 anni di reclusione: il verdetto dovrebbe arrivare a giugno. Ma l’avvocato della coppia Horst-Dieter Pötschke, legale con una certa esperienza nel settore per aver difeso in carriera una ventina di spioni, ritiene che se anche se il lungo procedimento finisse con una condanna ci sarebbe per i suoi clienti la possibilità di ritornare in libertà. Grazie al classico scambio di agenti tipico della Guerra fredda e mai passato di moda. Difficile da credersi, ma le cose vanno ancora così. Negli ultimi anni, alcune spinose questioni si sono alla fine risolte in questa maniera: basti pensare al clamoroso caso del 2010, quando le 10 spie russe scoperte e arrestate negli Stati Uniti sono state mandate celermente a Mosca, mentre la Russia ne rilasciava prontamente quattro accusate di aver lavorato per Stati Uniti e Gran Bretagna. Il clima, dunque, è ancora quello delle consegne di ostaggi sul Glienicker Brücke nella Berlino divisa sino al 1989. La Guerra fredda per i servizi segreti dell’Est e dell’Ovest è in fondo sempre continuata, soprattutto tra i tradizionali nemici.

E non sono solo i russi a essere pizzicati, visto che americani e britannici sono colti spesso in flagrante, magari anche se non si tratta di 007 in carne e ossa bensì di surrogati tecnici. Come nel caso della finta pietra depositata dall’MI6, i servizi di Sua maestà, in un parco di Mosca e usata per le comunicazioni tra gli agenti inglesi nella capitale russa. Svelato il trucco nel 2006 addirittura in televisione, l’ammissione è arrivata solo a inizio gennaio - sette anni dopo - quando l’ex capo dello staff di Tony Blair, Jonathan Powell, ha detto alla Bbc che la roccia high tech era davvero made in London.D’altra parte, sarebbe da ingenui credere che gli spioni siano solo da una parte della barricata e dall’altra si stia a guardare ciò che fanno gli altri solo con l’obiettivo di coglierli con le mani nel sacco.

Lo spionaggio politico e militare vive e prolifera anche caduto il Muro di Berlino, tra nuove alleanze, magari temporanee, e nuovi nemici, magari comuni. Al Cremlino comanda Vladimir Putin, ex capo dell’Fsb, ma non certo il primo numero uno di un servizio segreto a diventare presidente. Basti ricordare l’esempio di George Bush senior, alla testa della Cia prima di arrivare alla Casa Bianca. I giochi di spie avvengono sopra la testa dei cittadini normali che, solo in casi estremi come quello dello spettacolare processo di Stoccarda, capiscono che gli 007 della porta accanto esistono davvero. Ma non bisogna averne paura: come ha detto l’avvocato Horst-Dieter Pötschke: «Non sono ladri, nemmeno criminali, sono un po’ dei filosofi». Lui se ne intende, tra gli altri ha anche difeso Günter Guillaume, la spia della Ddr per anni accanto a Willy Brandt e la cui scoperta costrinse il cancelliere alle dimissioni nel 1974. La più grande spy story della Germania divisa finì con la condanna a 13 anni e dopo sei anni di prigione Guillaume ritornò nel 1981 da eroe a Berlino Est nel solito scambio di agenti. Andreas e Heidruns Anschlag sperano di seguire lo stesso esempio prima dell’estate, con destinazione Mosca.

(Lettera43)