Vai al contenuto

Meno Est, più Est

Il Rapporto sul commercio estero redatto da ICE e Prometeia rivela che l'Italia ha perso qualche punto a Est, in linea con il resto dell'Ue e con il calo della domanda in alcuni Paesi della regione. In ogni caso, resta il terzo attore economico nell'Europa orientale (dopo Germania e Francia) e l'incremento dell'esposizione verso i mercati emergenti dipende proprio da questa presenza. 

(www.financialdirectors.co.uk)

Ancora nubi sulla scenario economico internazionale e sulla ripresa del commercio mondiale. Vistoso arretramento dell’andamento degli scambi in Europa e parecchie ombre sullo scenario di ripresa. Queste sono alcune delle sfide che le aziende italiane devono affrontare sui mercati esteri, secondo quanto emerge dal Rapporto sul commercio estero redatto da Prometeia e dall’ICE, giunto all’undicesima edizione e in procinto di essere presentato a Roma (il 16 luglio).  

A fronte della complessa situazione, le imprese italiane sembrano tuttavia più attrezzate che in passato per affrontare i mercati esteri. Aumenta il numero di aziende esportatrici, e l’export cresce non solo in termini assoluti, ma è in grado di mantenere le proprie quote, senza sfigurare nel momento in cui viene paragonato alla performance di partner europei più attrezzati quali la Francia e la Germania.

In questo contesto la domanda proveniente dall’Est – si tratta di 725 miliardi di euro, di cui quasi la metà generati da Russia e Turchia – ha deluso le aspettative: nel 2012 si è registrato un ritmo espansivo di quattro volte inferiore rispetto all’anno precedente, frutto di politiche economiche restrittive e del riaccendersi di focolai recessivi nell’Europa sud-orientale. Croazia, Romania e Albania sono state tra le peggiori della classe, in tal senso. Le loro importazioni (che vanno lette come potenziale domanda per le imprese italiane) sono ulteriormente calate rispetto all’anno precedente. Sono invece Russia, Ucraina e paesi baltici i mercati che hanno mostrato le migliori prestazioni.  

In ogni caso, quel che è evidente è che la quota italiana di export nell’area, cioè la somma dell’export italiano nei vari paesi rispetto al totale importato dagli stessi paesi (tale indicatore è il segnale di competitività per eccellenza) è in costante declino dai primi anni duemila e si attesta intorno al 6%. La meccanica e il sistema moda, che pesano per il 39% nel paniere dei prodotti italiani importanti dai paesi emergenti europei, sono stati i settori che hanno maggiormente contribuito al lento declino dell’ultimo decennio. Comunque sia, l’Italia è il terzo partner commerciale della regione. Si piazza dopo Germania e Cina, ma prima di Olanda e Francia. Va anche detto, a scanso di equivoci, che l’erosione di quote di cui si è detto è comune a tutti i paesi europei citati, mentre la Cina ha costantemente aumentato la propria presenza nella macroregione Est.

Al di là della performance a Est, è chiaro che il principale fattore penalizzante per l’export italiano è la specializzazione geografica sui mercati maturi in recessione: il 40% delle merci che varcano i confini del Paese è destinato infatti nell’area euro. Eppure l’esposizione italiana verso i paesi emergenti, vicini e lontani, è in costante crescita, in linea con quella tedesca e superiore a quella francese. Questo proprio grazie alla presenza italiana nei mercati dell’Est.

Quello che gli economisti di Prometeia e dell’ICE descrivono come il “premio all’internazionalizzazione” delle imprese italiane non è mai stato così elevato. In pratica nel corso dell’ultimo biennio la crescita della domanda estera ha superato di ben nove punti percentuali l’evoluzione della domanda interna. Questo divario – una costante con cui le imprese sono abituate a confrontarsi da ormai un quindicennio – era nel passato ben più contenuto e dà l’idea di quanto sia importante accelerare i processi di internazionalizzazione. Il futuro italiano ­– in un certo senso a “sovranità limitata”, nell’ambito di un quadro di finanza pubblica piuttosto complesso – potrebbe ulteriormente esacerbare tale situazione.

Lascia un commento