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Sorpresa: in Romania si fa anche alta gamma

La presenza delle nostre aziende nel paese non è più soltanto dettata dai vantaggi sui costi del lavoro. Si punta alla produzione di qualità e si guarda al mercato interno. Intervista con Giulio Bertola, vice presidente di Confindustria Romania. 

(Scritto per Osservatorio Balcani e Caucaso)

Il palazzo presidenziale di Nicolae Ceasescu a Bucarest (Vlastula, Flickr)
Il palazzo presidenziale di Nicolae Ceasescu a Bucarest (Vlastula, Flickr)

di Matteo Tacconi

La crisi globale non ha risparmiato né l’Italia, né la Romania. Entrambi i paesi, quando nel 2008 è iniziata l’attuale congiuntura, la più grave dalla grande depressione del 1929, hanno avuto contraccolpi pesanti. Le conseguenze, dati i legami economici profondi tra Roma e Bucarest, sono subito emerse nella loro portata. C’è stato un rallentamento degli investimenti italiani e un parallelo indebolimento del retroterra romeno, dove molte delle imprese italiane, specialmente quelle con sede nel Nordest, hanno messo le radici nel corso degli anni. Ma oggi, con la crisi che sembra volgere verso la fine, com’è la situazione? Le attività italiane sono sulla via della ripresa? La Romania s’è messa alle spalle i problemi economici? Lo abbiamo chiesto a Giulio Bertola, vice presidente vicario di Confindustria Romania.

Il dato sulla presenza economica italiana in Romania è superiore o inferiore rispetto a quello pre-crisi?
La congiuntura economica mondiale ha influito negativamente anche sulla presenza delle imprese a partecipazione italiana in Romania. Oggi ci sono circa 17mila imprese, mentre prima del 2008 erano sulle ventimila. Tutto questo, comunque, non ha intaccato l’importanza storica che la Romania riveste come polo attrattivo degli investimenti italiani. L’Italia continua a essere, da oltre dieci anni, il principale paese investitore per numero di aziende registrate (a livello di volumi totali la Banca centrale romena indica che nel 2012 l’Italia era il quinto paese investitore).

L'economia romena (2014-2019)
L'economia romena (2014-2019)

L’area di Timisoara, un polo molto importante per gli investimenti italiani, che dinamiche ha registrato in questi ultimi tempi?
È difficile disporre di dati precisi, specie quando, come nel caso italiano, si ha a che fare con tante piccole e medie imprese. I numeri di cui si dispone rivelano in ogni caso che negli ultimi anni si è assistito a un leggero calo della presenza italiana a Timis, il distretto che si snoda intorno a Timisoara. Nel 2010 le aziende operanti erano 2462, oggi ce ne sono 2076. L’importanza del distretto, dove c’è il tasso di disoccupazione più basso del paese (neanche il 2%), non è comunque in discussione. A Timis e nelle contee limitrofe (Arad, Bihor, Cluj) si concentra oltre un terzo della presenza imprenditoriale italiana in Romania.

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