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IL VOTO ITALIANO SPAVENTA BERLINO

Caos politico, stallo, confusione, ingovernabilità. I titoli che si rincorrono sulla stampa tedesca del 26 febbraio per commentare l'esito del voto italiano descrivono lo scenario più temuto da Berlino: l'Italia, terza economia dell'Eurozona, attanagliata da una crisi economica e fiscale che mette in pericolo la sopravvivenza dell'euro è senza una maggioranza. Mario Monti, l'uomo più amato nei pressi della cancelleria, è stato ridotto all'irrilevanza. E Pierluigi Bersani, l'ex comunista riformista sul quale comunque si poteva contare per proseguire le riforme richieste da Bruxelles, dovrà compiere un miracolo per mettere su un qualche governo.

Ma l'Italia non ha bisogno di un governo qualsiasi. Non certo di un esecutivo condizionato dai due vincitori morali della serata elettorale: Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Dopo aver concentrato i riflettori solo sull'odiato Cavaliere, le cui gesta fanno impennare le vendite anche nelle edicole in Germania, i quotidiani tedeschi hanno dovuto raccontare in tutta fretta ai propri lettori arte e parte del nuovo movimento che ha sconquassato il panorama politico italiano: una slavina antipolitica guidata da un clown. Avrebbero potuto etichettare Beppe Grillo con il più dignitoso appellativo di cabarettista, attingendo alla nobile tradizione del cabaret berlinese, se non altro per rendere giustizia al suo istrionismo, ma i tedeschi sembrano aver poca voglia di scherzare, e forse anche di comprendere, spiegare, giustificare. E anche di farsi un esame di coscienza sulla sostenibilità della rigida politica di austerità imposta alle economie e alle società dei Paesi in crisi: ormai non si contano più i leader europei coccolati dalla cancelliera e puntualmente puniti dai propri elettori.

Così la Witschaftswoche, il settimanale economico più autorevole, ha suggerito l'unica strada da intraprendere: tornare alle urne. «Non è propriamente democratico ingorare la volontà degli elettori espressa nella prima tornata elettorale», ha scritto, «e naturalmente la politica non può consentire di votare fino a che il risultato rispecchi le aspettative. Ma l'Italia è a un bivio e non può permettersi un anno di attesa, così come l'Europa. Dunque sono necessarie nuove elezioni. E, come è accaduto in Grecia l'anno scorso, la seconda tornata deve diventare un referendum sulla permanenza o meno nell'area dell'euro. Fino ad ora gli italiani non hanno compreso la posta in palio, altrimenti non si capirebbe il successo consegnato a Berlusconi e Grillo. L'Italia deve svegliarsi e dare un chiaro segnale in favore o contro l'Europa e l'euro. Assumendosene tutte le conseguenze».

Eppure il messaggio del voto italiano, per quanto scomodo, meriterebbe una riflessione più attenta. In fondo, come ha scritto la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «la metà degli italiani ha votato per liste che hanno sostenuto un'aggressiva campagna antieuropea, dando un segnale di allarme e di preoccupazione che va al di là della stessa Italia». Un segnale accentuato dalla sorte toccata a Mario Monti: «L'uomo che gode all'estero di tanta considerazione è stato, forse anche per questo, punito dagli elettori per la sua politica di austerità. Molti hanno visto in lui il mero esecutore della volontà dei mercati finanziari».

Ma per la Süddeutsche Zeitung non c'è molto da interpretare: «Il voto italiano ha fornito una speciale lezione a tutti i partecipanti all'eurocrisi: chi esita perde, chi tentenna viene punito, le vie di mezzo non vengono premiate. Gli elettori hanno inviato dalle urne un messaggio molto semplice: non abbiamo capito». Il Paese vive un clima politico che favorisce le mezze verità e innalza la satira a ragion di Stato: così due comici sono stati premiati per le loro urla calunniose, mentre persone serie come Monti e Bersani sono stati puniti per le loro esitazioni. «Come in Grecia la crisi ha esaltato le forze radicali», ha concluso il quotidiano bavarese, «in Italia ha rafforzato i populisti, che a modo loro sono anche radicali: negano la realtà, scaricano le colpe dei debiti sui nemici oltreconfine, fantasticano la soluzione di tutti problemi fornendo proposte semplici. L'Italia non troverà una soluzione semplice dopo il voto, al limite potrà ricorrere a nuove elezioni. Ma neppure questa sarà una benedizione».

Di repubblica bloccata ha parlato anche lo Spiegel, che ha riconosciuto come quello emerso sia «lo scenario peggiore possibile, dopo quello di una vittoria netta di Berlusconi»: la terza economia dell'Eurozona, senza governo, rischia di tornare ad essere sballottata dalla speculazione e di rappresentare un pericolo per il continente.

«Un voto di protesta, un chiaro basta (riportato in italiano, ndr.) all'Europa e ai mercati finanziari internazionali» è stato il giudizio della Welt che, per descrivere lo stallo in cui si trova il Paese, ha commentato le prime dichiarazioni di Beppe Grillo: «Non ha alcuna intenzione di occuparsi di alleanze, è più interessato alla dislocazione dei suoi deputati in parlamento. Spera che siano posizionati dietro gli altri parlamentari per potergli rifilare uno scappellotto di tanto in tanto».

Dura e disincantata, infine, la visione dalla Svizzera della Neue Zürcher Zeitung, che nel suo commento ha parlato di «energia distruttiva»: «Il Paese avrà il governo che si merita, frutto di un'elezione democratica. E a nulla vale il pretesto che gli elettori non avessero niente da decidere, perché i bonzi di partito avevano presentato liste bloccate. Per i cittadini di un Paese democratico non è così semplice sfuggire alle proprie responsabilità: chi segue l'antipolitica, deve sapere quel che fa e chi manda al potere. Bisogna dunque spiegare il consenso a Berlusconi e Grillo come uno speciale piacere italiano per la frivolezza e l'autodistruzione?». Molte domande e poche risposte: queste ultime toccherà al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fornirle di persona: il 26 febbraio comincia la sua visita di 4 giorni in Germania, prima a Monaco, poi a Berlino. L'ultima visita di Stato del settennato. Probabilmente lo stesso Napolitano se l'era immaginata diversamente.

(Pubblicato su Lettera43)