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IL SULTANO DI TASHKENT

L’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Decorato di Gran Cordone, è stata conferita a Islam Abduganievich Karimov il 5 maggio 1997 dal presidente Oscar Luigi Scalfaro. Perbacco. L’Ordine al Merito della Repubblica Italiana è il primo fra gli Ordini nazionali ed è destinato a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari”. Perché il presidente uzbeko, dittatore centroasiatico al potere dal 1991 (prima era il capo del partito comunista locale) sia stato insignito dell’Ordine è un qualcosa che rimane nel mistero.

Come un po’ - a dire il vero – tutto il suo Paese, l’Uzbekistan, ex repubblica sovietica troppo lontana dall’Italia per suscitare qualche interesse che non sia di nicchia. Ma per fortuna c’è Wikileaks e soprattutto ci sono i cabli dell’ambasciata americana a Tashkent che aiutano a decifrare una nazione e i suoi costumi. E soprattutto chi lì comanda. Purtroppo però, come spesso fin’ora è accaduto, i documenti pubblicati non vanno a scavare davvero a fondo nei meandri uzbeki e non spiegano come il dittatore di Tashkent, che nel 2005 fece sparare sulla folla ad Andijon, nella valle di Fergana, mandando al massacro qualche centinaio di manifestanti senza troppi complimenti (al confronto il tanto vituperato collega bielorusso Alexander Lukashenko potrebbe iscriversi ad Amnesty International) è in realtà trattato con i guanti di velluto da Washington e Mosca come se fosse un Lord inglese.

Spiegato in due parole si potrebbe dire che lo scranno su cui siede Karimov poggia sullo stesso terreno dei suoi vicini di casa turkmeni e kazaki, per cui di fronte a tanto gas, uranio et similia poco possono i diritti umani. Uno che ha cercato di illustrare in maniera chiara la questione, a proposito di inglesi, è stato l’ex ambasciatore britannico nel Paese Craig Murray, che nel suo best seller Murder in Samarkand naturalmente non pubblicato in Italia ha tracciato le vicende uzbeke e la complicità dei grandi attori (dalla Casa Bianca al Cremlino passando per Downing Street) tra disattenzione per i diritti civili e umani e traffico di droga. E per questo viene considerato oggi dai suoi ex datori di lavoro al Foreign Office una sorta di vecchio ubriacone.

Se l’Uzebkistan di Murray e di tutte le organizzazioni internazionali è una brutale dittatura, i dispacci americani di Wikileaks si soffermano invece sulle bellezze del Paese. E per bellezze si intendono le figlie di Karimov, gentili signore che figlie di cotanto padre cercano la ribalta lontano dalle spine del Great Game e dall’odoraccio del gas. I commenti dell’ambasciatore americano Jon Purnell sono dedicati in larga parte alla figlia maggiore di Islam Abduganievich, Gulnara, considerata una potenziale erede del vecchio presidente, che prima o poi dovrà cedere il passo.

L’affascinate e potente Gulnara, alla soglia dei quarant’anni, è stata ambasciatrice dell’Uzbekistan a Ginevra e ora lo è in Spagna, è però anche una grande donna d’affari e controlla buona parte dell’economia del Paese grazie all’aiuto di papà. Si occupa inoltre di moda e in questa veste è finita sulle pagine di un paio di giornali italiani provocando qualche subbuglio.

Per un’intervista un po’ troppo promozionale su Io Donna lo scorso anno il Cdr del Corriere della Sera ha espresso solidarietà ai colleghi che “si sono dissociati da un’intervista alla figlia del presidente uzbeko Gulnara Karimova presentata sul settimanale senza alcun accenno alle critiche rivolte a lei e al regime del padre in materia di diritti umani”. L’anno precedente la stessa cosa é capitata su Il Giornale di Feltri, ma nessuno si era accorto di nulla. Business as usual. D’altra parte come biasimare i distratti media italiani quando le ambasciate si occupano delle stesse frivolezze?

L’attento Purnell, antitetico a Murray, offre anche a Washington fondamentali dettagli sulla vita di Lola, sorella più piccola di Gulnara, a cui piace frequentare sino a tarda notte i nightclub di Tashkent arrivando con la Porsche Cayenne d’ordinanza circondata dal solito stuolo di bodyguards.

Il prossimo 30 gennaio Islam Karimov compirà 73 anni e considerato che l’aspettativa di vita per gli uomini in Uzbekistan è di 69 anni e che soprattutto circolano regolarmente voci sul suo stato di salute non proprio solidissimo la domanda sulla successione non è campata in aria. Per evitare terremoti interni e pericolose reazioni a catena nei paesi limitrofi, a partire dal traballante Kirghizistan, pare che tutto a Tashkent sia già stato programmato, sul modello della transizione controllata vista in Turkmenistan dopo la morte di Niyazov. La stabilità, dopo il gas, pare essere la cosa più preziosa in tutte le repubbliche dell’Asia centrale.

(Pubbicato su Lettera 43)