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IL SUICIDIO EUROPEO

A pochi giorni dal vertice di Vilnius del 29 novembre e che poteva segnare la svolta per un avvicinamento storico dell’Ucraina all’Unione europea, Bruxelles ha ribadito che l’offerta per la firma dell’Accordo di associazione è sempre sul tavolo. In realtà, visto che l’Ue ha legato la sottoscrizione dell’intesa alla liberazione di Yulia Tymoshenko, lo spiraglio lasciato aperto dal presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, è solamente virtuale. Da Kiev il capo dello Stato Victor Yanukovich ha sbattuto in questo senso la porta già la scorsa settimana, quando non ha favorito nessun compromesso in parlamento alla ricerca di una via legale per la scarcerazione dell’ex premier e arrivare così a Vilnius con la lista degli obblighi richiesti dall’Europa completamente soddisfatta.

Yanukovich, che da un lato non ha mai avuto nessuna vera intenzione di concedere alla sua storica rivale la possibilità di uscire di galera e dall’altro si è trovato di fronte Vladimir Putin che ha promesso sciagure per l’Ucraina nel caso della sottoscrizione dell’Accordo, ha bloccato il percorso dell’ex repubblica sovietica verso l’integrazione europea perché non aveva molte alternative. E la stessa Unione europea, con una strategia suicida, ha contribuito a ridurre i limiti di manovra della Bankova. Bruxelles, che nello spazio postosvietico, dal Caucaso all’Asia centrale, ha chiuso più di un occhio in alcuni Paesi molto più autoritari dell’Ucraina, con Kiev ha scelto una linea intransigente che è andata a pennello a Yanukovich.
I rapporti tra Ucraina e Unione europea hanno toccato il fondo, bloccati proprio nel momento in cui potevano sbocciare e durante una presidenza, che nonostante le apparenze, è stata quella più filoeuropea.

È stato infatti negli ultimi tre anni, proprio sotto Yanukovich, che l’Ucraina ha fatto i più grandi passi avanti nella direzione di Bruxelles. Il processo per giungere all’Accordo di associazione, che comprende anche la creazione di un’area di libero scambio, è iniziato sì nel 2007, durante l’era arancione di Victor Yushchenko e Yulia Tymoshenko, ma si è arenato presto a causa di due fattori simili a quelli che hanno costretto Yanukovich a frenare: da un lato la posizione degli oligarchi, la maggior parte dei quali non aveva nessun interesse a sottoporsi alle regole europee, dall’altro la crisi economica del 2009 che ha creato al Paese altri e ben più gravi problemi.

La vicenda di Tymoshenko si è ritorta su BruxellesCon l’arrivo del nuovo presidente alla Bankova, il progetto Europa è stato poi rilanciato, suscitando l’ira del Cremlino, e nel giro di meno di due anni l’Accordo è stato parafato ed è arrivato all’appuntamento pronto per essere sottoscritto. Alla fine la vicenda Tymoshenko si è ritorta su Bruxelles che forse avrebbe fatto meglio a usare gli stessi pesi e le stesse misure che ha adottato in Georgia e in Azerbaigian, dove ha indossato i guanti di velluto nel trattare gli autocrati di turno. Il programma dell’Ue per avvicinare le ex repubbliche sovietiche all’Europa, Eastern Partnership, si è tramutato in definitiva in un mezzo fallimento, proprio a causa della miopia di Bruxelles, che prima delle reazioni del Cremlino, ha combinato danni facendo tutto da sola. Dei sei Paesi che aderiscono al programma, Ucraina, Bielorussia e Armenia hanno già spostato il baricentro verso la Russia; la Moldavia rischia di fare presto altrettanto; la Georgia, dopo la rivoluzione delle rose e il decennio di Mikhail Saakashvili, sta cercando di ricostruire i rapporti con Mosca, ma tutto sommato è l’unica che ha una vera vocazione europea.

L’Azerbaijan di Ilham Aliyev ha talmente tanto gas da offrire sul mercato occidentale che ci vorrebbe in realtà un programma extra solo per questo Paese: infatti Baku gode di onori di cui Kiev o Minsk, che non possono offrire nulla all’Europa se non ciò che dalla Russia passa nei tubi sul loro territorio, non hanno mai potuto approfittare. Victor Yaukovich ha annunciato che sarà comunque presente al vertice di Vilnius. Un gesto di cortesia prima di congelare per un lungo periodo i rapporti con l’Unione europea.

(Lettera43)

Nella foto di Francesco Berardi: manifestazione pro Europa a Leopoli