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RUSSIA UNITA, IL PARTITO DEL POTERE

Le elezioni sono espressione di democrazia. Anche in Russia. Se si pensa che vent’anni fa questo Paese faceva parte ancora dell’Unione Sovietica, l’Impero del Male di reaganiana memoria, qualche passo in avanti tutto sommato è stato fatto. Passare da un sistema totalitario, dal comunismo all’economia di mercato, non è come bere un bicchier d’acqua. Tanto più che la Russia non ha mai conosciuto negli ultimi secoli uno straccio di libertà, almeno per come la si intende in Occidente. Ecco perché il percorso di Mosca è un po’ zigzagante ed è improbabile che arriverà nel breve periodo ad allinearsi agli standard occidentali.

La Russia non è dunque una democrazia compiuta, ma non è una nemmeno una dittatura. Qualche anno fa Vladislav Surkov, l’ideologo del Cremlino, ha coniato la definizione di “democrazia sovrana”, un concetto che applicato dimostra come le norme istituzionali occidentali vengono adattate al contesto postsovietico. È l’idea putiniana della nuova Russia, che concilia elementi democratici con il rafforzamento del potere centrale, sviluppata anche come reazione al decennio anarchico sotto Boris Eltsin, quando di fatto lo Stato fu retto da un manipolo di oligarchi e gli accenni di democrazia popolare furono soffocate, seguendo le parole di Surkov, dalla “tirannide del liberalismo radicale”.

Il modello alla russa si basa quindi sulla centralizzazione e verticalizzazione del potere, il cui strumento nell’ambito della competizione elettorale è il partito in cui convergono le forze e gli interessi politici ed economici. Russia Unita, la formazione di Putin e Medvedev che domenica farà man bassa alle elezioni per la Duma è proprio questo: la gioiosa macchina da guerra che attraverso le urne conferisce in maniera formalmente democratica la legittimazione a reggere le sorti del Paese più vasto del mondo. A ben vedere non è che sia una grande novità, dato che negli anni passati, chi ha governato è sempre stato sostenuto da un “partito del potere” che di volta in volta veniva creato dall’alto.

Nelle elezioni del 1993 e 1995, a parte liberaldemocratici e comunisti che avevano la maggioranza relativa, ma sono rimasti fuori dai giochi, il parlamento frammentato ha sempre avuto scarsa forza e le carte (talvolta truccate) sono sempre state in mano al presidente. Nel 1999, quando Putin da primo ministro affrontò la campagna elettorale per la prima volta, fu inventato Unità, il predecessore di Russia Unita. Allora non era ancora Surkov il regista dell’operazione, il risultato fu però lo stesso. Il partito che venne creato dopo le elezioni fondendo Unità e Patria-Tutta la Russia, l’alleanza delle formazioni dell’ex sindaco di Mosca Yuri Luzhkov e dell’ex premier Evgeni Primakov, non era altro che l’espressione parlamentare del potere del Cremlino.

Nelle tornate del 2003 e del 2007, quando Russia Unita ha collezionato rispettivamente il 38% e 64% dei voti, si è compiuta poi la simbiosi tra Cremlino e Duma, che ha trovato la sua apoteosi nello scambio di cariche annunciato qualche mese fa con il passaggio di Putin dal governo alla presidenza e quello di Dmitri Medvedev dal Cremlino alla Casa Bianca. Alle elezioni presidenziali del 4 marzo 2012 l’elezione di Putin sarà parte dello stesso gioco.

Il fatto che domenica Russia Unita perda qualche colpo a favore dell’opposizione comunista può essere definito come un incidente di percorso nella strategia Surkov, un piccolo intoppo che non inficerà il risultato globale. Anzi: con le redini del potere ben salde tra presidenza e governo, l’impressione che l’opposizione parlamentare sia più forte può conferire al modello russo l’immagine di un sistema bipolare, anche se zoppo vista l’impossibilità di una reale alternanza. I nostalgici del comunismo continueranno a votare Kprf e Gennady Zyuganov, i moderati si agganceranno a Russia Unita e al tandem Putin-Medvedev, che non sarà perfetto, ma per il russo medio non ha combinato troppi danni.

Il programma del partito è chiaro e punta sulla modernizzazione, su una forte politica sociale, sulla lotta alla corruzione, tutti elementi che trovano d’accordo l’elettore medio russo che però sa anche che si tratta di promesse elettorali e la bacchetta magica non fa parte dei requisiti del Cremlino. Ma questo è quello che viene offerto sul mercato elettorale: in assenza di vere alternative (i liberaldemocratici del populista Vladimir Zhironovsky sono allo stesso livello di credibilità dei comunisti), Russia Unita sarà anche domenica la variante meno amara.

(Lettera 43)