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IL NUOVO PARTITO UNICO ALLA TEDESCA

Un fantasma si aggira nella politica tedesca: il partito unico dei consumatori. È una formazione di tipo nuovo ma con vecchi protagonisti. Non ha un solo leader ma tanti aspiranti in competizione fra loro per offrire ai cittadini la proposta migliore. Il Tagesspiegel ha lanciato l’allarme con un corsivo tagliente, descrivendo la strana melassa che sta invadendo come un blob la scena politica nazionale. Lo ha soprannominato Partito liberale social-ecologico e vi ha iscritto di diritto cristiano-democratici e verdi, Fdp e Spd. Forse anche la Linke potrebbe trovarci un suo spazio.

«Tutti dicono la stessa cosa», ha esordito l’autore, Harald Martenstein, «e dalla scorsa settimana tutti i partiti sono contro le centrali nucleari, a favore delle quote rosa, contro il fumo nei locali pubblici. Tutti sono per la difesa dell’ambiente, un po’ di sinistra, a favore dei prodotti biologici e contro Westerwelle. Tutti spingono perché gli stranieri imparino la lingua tedesca, perché vengano assicurate uguali opportunità e migliore istruzione. Tutti sono contro il consumo di carne». Una situazione paradossale, nella quale non solo si eliminano le differenze ma evaporano anche le strategie alternative tra i vari partiti, le diverse visioni della società e del suo futuro: «A che serve allora una democrazia?», si è domandato ironicamente il Tagesspiegel.

Già, perché al fondo di questa corsa verso il senso comune, ma non necessariamente verso il buon senso, c’è una trasformazione profonda della funzione delle forze politiche che rischia di svuotare una democrazia pur consolidata come quella tedesca: i partiti si stanno trasformando da associazioni politiche in aziende che concorrono per quote di mercato, inseguendo i desideri dei consumatori-elettori: «Cdu, verdi, Spd eccetera eccetera sono ormai diventati come tanti grandi magazzini che propongono ai clienti quello che desiderano», ha proseguito Martenstein, «pubblicizzano lo stesso prodotto differenziandosi solo sul tipo di servizio. E quando il prodotto non è più richiesto, lo tolgono dal mercato. Se la maggioranza dei tedeschi si convertisse di colpo al buddismo, la Merkel cambierebbe la denominazione del partito, abolendo il termine cristiano e trasformando la Cdu in Bdu».

Si tratta in verità di una tendenza piuttosto comune nei paesi europei a più lunga tradizione democratica: dappertutto i meccanismi del marketing politico hanno trasformato i partiti in prodotti pubblicitari da presentare a un pubblico sempre più a digiuno di politica e sollecitato da proposte e slogan che promettono mondi migliori e opportunità per tutti, salvo poi veder frantumare quei sogni nel duro confronto con la realtà quotidiana. E i cambiamenti si avvertono anche nella struttura stessa dei partiti, sempre meno sede di confronto, scelta e selezione della classe dirigente: partiti-azienda sballottati tra i desideri delle masse e le lobby degli interessi costituiti. La Germania sta vivendo questa trasformazione, senza che il quadro politico abbia subito un terremoto visibile, come accadde in Italia dopo Mani Pulite: i partiti sono formalmente gli stessi, è cambiata però la loro natura.

«Non sembrerebbe una catastrofe», ha proseguito il Tagesspiegel, «ma cosa accade se la maggioranza dei cittadini impazzisce o se insegue obiettivi demagogici? Prima era in qualche modo rassicurante sapere che l’Fdp aveva una debolezza per la libertà o i verdi per la scuola integrativa. Ma in Baden-Württemberg la maggioranza è contraria a questo tipo di scuole e ora anche i verdi non le vogliono più. I partiti corrono dietro alle opinioni, ma non ne hanno più una propria e diventano di conseguenza superflui».

La vicenda più recente è legata alle strategia sulla politica nucleare. Il governo aveva varato 5 mesi fa una legge che prolungava l’attività delle centrali atomiche in funzione in Germania, superando il limite che dieci anni fa era stato imposto dalla maggioranza di allora Spd-verdi. L’incidente di Fukushima ha cambiato le carte in tavola e risvegliato la paura verso il nucleare degli elettori tedeschi. Gli esperti, anche quelli contrari all’atomo, assicurano però che l’incidente giapponese non abbia modificato di una virgola la situazione delle centrali tedesche. Tuttavia il governo, sia la Cdu che l’Fdp, hanno inserito una repentina retromarcia, anche a costo di pagare robuste penali alle aziende energetiche: «Io sono contrario al nucleare», ha concluso Martenstein, «ma se trovo in giro un politico che è rimasto fedele alla sua vecchia posizione favorevole, lo vado ad abbracciare».

(Pubblicato su Lettera 43)