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IL DESTINO DI YULIA

Alla fine di novembre a Vilnius, l’Ucraina e l’Unione Europea dovrebbero firmare l’Accordo di associazione che avvicinerebbe sensibilmente Kiev e Bruxelles, allontanando l’ex repubblica sovietica dall’orbita di Mosca e dalle mire di reintegrazione del Cremlino nello spazio euroasiatico. Il condizionale è d’obbligo visto che sulla strada verso il lieto fine in Lituania gli ostacoli sono alti.

La questione è squisitamente politica, dopo che a maggio Bruxelles ha dato l’avvio formale alla procedura di preparazione alla firma dell’Accordo: la sottoscrizione dipende da come Kiev si comporterà in merito alla vicenda di Yulia Tymoshenko, se cioè alla fine di questa estate l’ex premier sarà liberata.

Da mesi l’Ue ha messo le cose in chiaro, dando l’ultimatum al presidente Victor Yanukovich e ponendo gli obblighi da assolvere prima dell’autunno.

Nella “Lista Füle” vengono richieste nero su bianco riforme concrete nel campo della giustizia selettiva e delle riforme del sistema democratico.

Dato che sino ad ora sul fronte ucraino si è visto poco o nulla e i tempi si accorciano, le vie possibili sono due: o a settembre-ottobre si assisterà a un colpo di scena, con la concessione a Yulia Tymoshenko di andarsene dall’ospedale di Kharkiv dove è ricoverata e farsi curare a Berlino, oppure la condizione necessaria e sufficiente per siglare l’Accordo non sarà soddisfatta, a Vilnius nessuno stapperà champagne e le bollicine scorreranno solo a Mosca.

Al momento tutto fa pensare che la prima ipotesi sia la più realistica: da un lato il gruppo di potere a Kiev non ha nessun interesse politico a lasciare libera l’eroina della rivoluzione arancione, che in vista delle prossime elezioni presidenziali nel 2015 potrebbe rappresentare un pericolo nella strategia di consolidamento di Yanukovich.

Dall’altro non sembra che le parti, nonostante la mediazione di Berlino, siano propense a una soluzione con Tymoshenko libera di andarsene all’estero, ma non di tornare in Ucraina e guidare l’opposizione.

In teoria, stando così le cose, Bruxelles avrebbe comunque l’opzione di rimangiarsi quanto detto e firmare l’Accordo di associazione con Tymoshenko in galera. Questo sarebbe senz’altro un colpo di scena.

All’appuntamento di Vilnius mancano poco più di 4 mesi, ma già prima si saprà quale sarà il destino di Yulia Tymoshenko e della collocazione dell’Ucraina sulla scacchiera europea, più spostata sul versante europeo o su quello russo.

(Limes)