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IL DERBY A DESTRA DI MERKEL

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È il duello a destra fra i liberali dell'Fdp e gli euroscettici di Alternativa per la Germania che potrebbe decidere le sorti del prossimo governo tedesco. I due partiti lottano per superare la soglia del 5% ed entrare nel Bundestag con programmi politici sicuramente diversi che mirano però allo stesso elettorato. Il successo di uno e il fallimento dell'altro potrebbero modificare gli equilibri dei seggi in parlamento e determinare il risultato elettorale che più conta: altri 4 anni di esecutivo cristiano-liberale o il ritorno di una Grosse Koalition fra Cdu e socialdemocratici. Angela Merkel è alla finestra, in attesa di capire con chi dovrà spartire le responsabilità di governo.

Philipp Rösler e Rainer Brüderle, rispettivamente leader del partito e front man della campagna elettorale, hanno messo in cassa un colpo mediatico andando a trovare Helmut Kohl e facendosi fotografare nel giardino della sua villetta di Ludwigshafen al fianco della sua sedia a rotelle. Lui, il vecchio cancelliere della riunificazione tedesca e per decenni leader incontrastato della Cdu, il partito di Angela Merkel, è diventato per un giorno testimonial di liberali, con i quali governò ininterrottamente per 16 anni, dal 1982 al 1998.

Che una foto con un uomo politico che appartiene ormai alla storia del Paese possa risollevare le sorti dell'Fdp è cosa dubbia ma il messaggio che i liberali hanno voluto trasmettere è tutto indirizzato all'elettorato borghese più tradizionale che ha sempre sostenuto un'alleanza di centrodestra. È un appello subliminale a favorire il secondo voto sulla scheda per l'Fdp, il voto più importante, che determina la composizione dei seggi parlamentari su base proporzionale (il primo voto decide invece l'elezione diretta dei candidati di collegio). Kohl non ha rilasciato alcuna dichiarazione ai giornalisti presenti ma la sua sola presenza accanto ai due politici liberali è servita a ricordare agli elettori di centrodestra quanto importante sia stata la fedeltà dell'Fdp per la sua attività di governo. Lo slogan non detto ma suggerito era: andate a votare e, in caso di dubbio, votate anche l'Fdp.

Un piccolo, indiretto sgarbo ad Angela Merkel, la cui campagna elettorale è stata questa volta impostata sul doppio voto per la Cdu, escludendo il soccorso elettorale agli alleati di governo, che nella recente esperienza regionale in Bassa Sassonia è costato la poltrona al candidato cristiano-democratico. La cancelliera ha preferito adottare una strategia che le consenta di fare il pieno di consensi e giocare da un punto di forza anche la carta dell'alleanza con l'Spd. Kohl invece pensa che una chiara campagna di coalizione possa definire meglio il programma di governo della Cdu: l'alleanza con l'Fdp, che è stata il suo marchio di fabbrica nei 16 anni di cancellierato, è la via giusta per la Germania di oggi.

Nello stesso bacino elettorale spera di pescare i voti la vera incognita di queste elezioni, l'Alleanza per la Germania (Afd, Alternative für Deutschland): operatori di borsa, imprenditori delusi dalla politica economica troppo sociale di Merkel, conservatori spaventati dagli obblighi finanziari dei tedeschi per salvare l'euro, ceto medio tartassato dalle gabelle che i liberali avevano promesso di togliere. Il candidato di punta di Afd ha ribadito in un'intervista alla Wirtschaftswoche i punti di forza della sua proposta politica: «Escludiamo un nuovo prestito alla Grecia da parte dell'Esm. Gli Stati in crisi devono poter andare in bancarotta e sarebbe un bene, giacchè liberi da debiti potrebbero sfruttare la chance di un nuovo inizio, con una moneta nazionale svalutata in grado di far recuperare competitività all'economia. L'Europa è qualcosa di molto più importante di una comunità monetaria e non si può dire che Danimarca o Gran Bretagna, che non hanno l'euro, non siano Stati integrati nell'Ue. La verità è che con l'introduzione dell'euro abbiamo compiuto un passo più lungo della gamba».

I sondaggi degli ultimi giorni appaiono come sismografi impazziti e contribuiscono ad accrescere la tensione. L'ultimo in ordine di tempo, sfornato dall'istituto Insa e pubblicato dalla Bild, ha indicato l'Spd al 28%, in robusta ripresa dopo il duello televisivo con Angela Merkel in cui Peer Steinbrück è sembrato aver trovato la chiave per mobilitare i suoi elettori, e i liberali al 4%, sotto la soglia di sbarramento. Cdu al 39, Verdi all'11, Linke all'8, Pirati al 3. Al 3% sarebbe bloccata anche Alternativa per la Germania ma tutti i direttori degli istituti demoscopici ammettono di non essere in grado di quantificare con esattezza il consenso ad Afd, perché è un partito nuovo e molti elettori sembrano nascondere la loro preferenza. Le sorprese potrebbero dunque essere dietro l'angolo.