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OLEXANDR TURCHYNOV, IL DELFINO DI YULIA

È il numero due di Patria, il partito di Yulia Tymoshenko, e un po' la controfigura della Lady di ferro, sempre pronta a sfruttare a suo vantaggio le telecamere, perfetta nell'apparire e nell'essersi costruita l'immagine della donna non solo bella e intelligente, ma anche con quella classe e il gusto per i dettagli che l'hanno resa amata e popolare soprattutto ai tempi della rivoluzione arancione. E così, mentre lei si presenta al tribunale nel distretto di Pechersk con un tailleur bianco crema e posa sul banco degli imputati una rosa e la Bibbia, fuori a scaldare gli animi dei suoi sostenitori c'è appunto Olexandr Turchynov, uno che dell'immagine si cura poco e si preoccupa di più a sgolarsi per difendere la sua capa che non di ammaliare i giornalisti.

Cranio quasi rasato, di nero vestito, Turchynov sembrerebbe più il guardaspalle della Tymoshenko che non il suo vice. Invece è da oltre dieci il compagno di viaggio più fedele di Yulia, sin dalla fondazione di Patria dove si sono sempre divisi i compiti, con l'eroina della rivoluzione sempre in prima linea e lui dietro le quinte. Non è detto però che presto le cose non possano cambiare, visto che una condanna al processo nel quale è accusata di abuso di potere potrebbe mettere fuori gioco la Tymoshenko e lanciare in pole position, almeno fino alla probabile ristrutturazione del partito, Olexandr Turchynov.

Tymoshenko e Turchynov arrivano dalla stessa città, Dnipropetrovsk, uno dei centri industriali nell'est dell'Ucraina e del potere oligarchico che tra qui e Donetsk è nato e cresciuto a partire dall'inizio degli anni novanta. Turchynov, classe 1964, ex segretario del Komsomol prima del collasso dell'Urss, è entrato ben presto in politica, sostenendo l'allora primo ministro Leonid Kuchma di cui è stato nel 1993 consigliere per le questioni economiche.

Nel 1994 ha fondato con Pavel Lazarenko il partito Hromada, che ha appoggiato alle presidenziali il blocco di Kuchma, poi diventato capo di stato. Nel 1998 si incrocia con la Tymoshenko, passata dal business alla politica e finita nel circolo di Lazarenko, anche lui naturalmente di Dnipropetrovsk. Nel 1998 il trio però si spacca, dopo che Lazarenko (premier tra il 1996 e 1997) è colto con le mani nel sacco, accusato di aver sottratto 200 milioni di dollari dal bilancio statale. Fuggito negli Stati Uniti, l'ex primo ministro è stato condannato nel 2006 a nove anni di reclusione per frode e riciclaggio.

Tymoshenko e Turchynov fondano quindi nel 1999 Batkivshchyna (Patria), la creatura politica con la quale si emancipano lentamente dal blocco di potere legato a Kuchma fino alla resa dei conti della rivoluzione arancione del 2004, quando alla vecchia elite subentra la nuova. È quella che in Ucraina chiamano la rivoluzione dei milionari contro i miliardari. Con la Tymoshenko al governo, il deputato Turchynov viene nominato nel 2005 a capo dell'Sbu, i servizi segreti, primo civile nella storia del paese ad occupare questa posizione. Poi i travagli di Yulia si ripercuotono anche su di lui, con il suo nome che entra in varie inchieste che si perdono però nei meandri di palazzo a Kiev. Ora arriva forse la prova più dura, visto che in qualità di vice primo ministro ai tempi dell'ultimo governo Tymoshenko la procura generale ha già mostrato di essere interessata a scandagliare anche il suo passato.

(TMnews)