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I FANTASMI NERI DELL’EST

Il 4 novembre è in programma a Mosca la cosiddetta Marcia russa, un evento che ogni anno mette in fila tutti i gruppi nazionalisti del Paese. Una ventina d’anni fa sarebbe stato praticamente impossibile, ma il crollo del comunismo ha travolto a tal punto società e ideologie che i fantasmi del passato sono riemersi oggi con forza proprio dove forse meno ce lo si aspetterebbe. È così che in un po' tutto lo spazio postsovietico, sia quello ormai incastonato nell’architettura occidentale, sia quello ai margini dell’Europa, si è alzato ormai da tempo il vento dell’estremismo di destra, declinato in tutte le sue correnti, da quelle più nostalgiche a quelle più moderne, da quelle più becere a quelle più raffinate. Neonazisti e affini con stivaloni e in doppiopetto. Tanto per dirne una all’edizione 2011 tra gli altri era presente Alexei Navalny, il blogger anti Putin che non ha mai fatto segreto delle sue simpatie destrorse.

Dal 2005, secondo il centro Sova che a Mosca si occupa dell’estremismo di destra in tutte le sue varianti, sono state ammazzate circa 500 persone e 3 mila sono rimaste ferite in aggressioni e attacchi di matrice xenofoba soltanto in Russia. Qui, e in Ucraina, negli ultimi anni sono nati e pericolosamente cresciuti movimenti politici, organizzazioni, gruppi più o meno istituzionalizzati e branchi di cani sciolti, tutti accomunati del nazionalismo più estremo mischiato allo sciovinismo, del razzismo e della xenofobia. Si tratta di una galassia che prende nome e forme diverse a seconda del momento e della situazione contingente, spesso mossa da istinti originati dal basso, ma di frequente imbeccata anche dall’alto, parte di un sistema che cerca di controllare le sue peggiori degenerazioni.

È il caso ad esempio del maggiore partito russo nazionalista, il Lpdr (Partito liberal-democratico) di Vladimir Zhirinovski. Costruito all’inizio degli Anni 90 per volere del Cremlino con lo scopo di arginare e regolare la destra radicale e per sottrarre voti estremi ai comunisti, è diventato una grandezza stabile nel panorama politico prima nella Russia di Boris Eltsin, ora in quella di Vladimir Putin.Il Lpdr, pur obbedendo agli umori della piazza e con un leader che non poche volte è scivolato pesantemente nel pantano dell’antisemitismo e del razzismo, è solo un aspetto, e forse quello meno preoccupante, del problema. La forte immigrazione dalle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale ha creato il terreno fertile per la crescita di gruppi nazionalisti, come l’Unione slava di Dmitri Demushkin o il Dpni (Movimento contro l’immigrazione illegale) di Alexander Belov, che sebbene siano stati vietati, sono rinati di fatto con altri nomi, tra scissioni e fusioni. E hanno dato origine ad altri movimenti, come Russkie, dove la galassia neonazista riunisce un po’ tutti i leader dello spettro bruno, da Grigori Borovikov a Dimitri Schulz Bobrov.

Se in Russia movimenti neonazisti e simili, a parte il caso Zhirinovski, sono quelli che creano il maggior allarme, in Ucraina l’avanzata della destra è legata sostanzialmente ai successi di un partito, Svoboda (Libertà), destinato probabilmente a entrare in parlamento alle prossime elezioni di domenica 28 ottobre. La formazione di Oleg Tiahnybok, nel cui programma c’è tra l’altro l’introduzione del reato di ucrainofobia, il divieto di adozioni di bambini ucraini a cittadini stranieri e la tolleranza zero all’immigrazione clandestina, ha stretto un’alleanza pre-elettorale con Patria, il partito di Yulia Timoshenko, e potrebbe fare il suo ingresso in grande stile alla Rada, il parlamento ucraino, dopo che alle regionali del 2010 ha sfondato il tetto del 30% in alcune regioni nell’ovest del paese.

Tiahnybok, espulso dal partito dell’ex presidente Victor Yushchenko Nasha Ukraina per tendenze spiccatamente neofasciste, è riuscito in un paio d’anni, complice la disastrosa performance al governo prima dei rivoluzionari arancioni poi quella non certo esaltante di Victor Yanukovich, a coagulare potenziale sufficiente per arrivare alla ribalta nazionale. Resta da vedere se il suo destino sarà quello di Zhirinovski, cioè di diventare un clown alla corte del monarca di turno, e se in Ucraina troveranno ancora più spazio quelle frange estremiste che già ora gravitano intorno a Svoboda.

(Lettera 43, 25/10/12)