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Gorbaciov messaggero spuntato

L'ex leader sovietico ha provato a convincere Angela Merkel a cambiare rotta verso Mosca e Putin, lanciando l'allarme sulla nuova Guerra fredda. 

Il memoriale di Treptower Park a Berlino (Archivio Rassegna Est)
Il memoriale di Treptower Park a Berlino (Archivio Rassegna Est)

di Pierluigi Mennitti

Questa volta, Mikhail Gorbaciov non è andato a Berlino solo per partecipare all'ennesimo anniversario della caduta del Muro. L'uomo che ha legato il suo nome allo smottamento epocale avviatosi nel 1989, si è accollato un compito che può apparire paradossale: difendere Putin e la Russia di fronte alla Germania, ricordando all'intero paese che ha potuto festeggiare il suo quarto di secolo di riunificazione proprio grazie alla scelta fatta allora da Mosca, di chiudere senza troppi rimpianti una stagione politica e aprirne una nuova.

Dopo gli applausi in pubblico nella sera della festa, sotto la Porta di Brandeburgo, si è passati alla parte politica della visita, con il colloquio a quattr'occhi alla Cancelleria con Angela Merkel, cui avrebbe voluto strappare una qualche disponibilità a riaprire, anche in nome dell'Unione Europea, il dialogo con Putin. Per scaldare l'atmosfera, Gorbaciov aveva utilizzato nei giorni precedenti ogni occasione fornitagli dalla stampa per ammonire l'Occidente sul rischio di una nuova fase di guerra fredda e addossargli la responsabilità di aver aperto con le sanzioni la spirale di recessione che si è ora allargata a tutta l'Europa.

Il tentativo di ammorbidire la cancelliera

«Dopo la riunificazione tedesca è sembrato che l'Europa diventasse un esempio per tutto il mondo di come si possono risolvere i conflitti fra gli Stati creando rapporti di fiducia reciproci», aveva detto nel corso di una delle manifestazioni collaterali ai festeggiamenti, «ma poi la storia ha preso una piega diversa e l'Europa e la politica internazionale non hanno superato la prova del rinnovamento».

Quel 1989, che in queste settimane si ricorda e festeggia non solo a Berlino ma in tutta l'ex Europa dell'Est, era carico di promesse e speranze che l'Occidente non ha mantenuto. Per l'ex artefice della perestrojka, i politici dell'ovest, americani in testa, si sono autoproclamati vincitori della guerra fredda, si sono lasciati prendere la mano da euforia e trionfalismo, hanno sfruttato le debolezze politiche ed economiche della Russia e si sono appropriati del monopolio della guida del mondo.

«I risultati degli ultimi mesi», aveva concluso Gorbaciov, riferendosi alle vicende ucraine, «sono la conseguenza di una visione miope della politica che punta a realizzare fatti compiuti, ignorando gli interessi dei partner. Il mondo è sulla soglia di una nuova guerra fredda anzi, secondo qualcuno, questa sarebbe già iniziata».

Nell'appassionata difesa delle ragioni russe, che oggi sono anche quelle di Putin, l'anziano leader sovietico confonde tuttavia personali esperienze e azioni altrui, dimentica che fu il bisogno di sopravvivenza a spingere l'Urss 25 anni fa a imboccare (senza successo) la strada delle riforme e non il desiderio altruista di smantellare l'apparato totalitario e sottovaluta che, con gli occhi di oggi, anche Putin sembrerebbe rimpiangere i tempi della guerra fredda, almeno a dar credito ai suoi ripetuti giudizi catastrofici sugli eventi del 1989.

Tuttavia su una vicenda, tornata di attualità in concomitanza alla crisi ucraina, l'ex segretario del Pcus ha voluto sgombrare il terreno da ogni speculazione: nessuno ha tradito patti siglati 25 anni fa, e anche l'allargamento a oriente della Nato (che in tempi e modalità ha preceduto quello dell'Unione Europea) non ha infranto alcun accordo, perché nulla era stato fissato in proposito durante i colloqui diplomatici dei 4+2 (Usa, Urss, Gran Bretagna e Francia più le due Germanie) che sfociarono nella riunificazione tedesca.

Una missione impossibile

La missione di Gorbaciov appare però almeno altrettanto difficile di quella che tre decenni fa lo vide fallire nel tentativo di riformare e salvare l'Unione Sovietica. Nonostante le sanzioni stiano pesando sull'industria tedesca, contribuendo ai numeri negativi registrati negli ultimi mesi dall'economia della Germania, la cancelliera non sembra intenzionata ad ammorbidire per il momento la linea dura verso Putin. Con la solita mancanza di tatto che la contraddistingue in alcune occasioni, al termine dell'incontro ha lasciato trapelare una semplice dichiarazione: «Gorbaciov è un uomo della storia contemporanea».  Giudizio poco elegante ma indicativo del mutato atteggiamento della Germania nei confronti di Mosca: da un certo punto della crisi, la cancelliera si è riappropriata del dossier ucraino, correggendo la rotta più morbida fino ad allora seguita dal ministro degli Esteri Steinmeier: e non è prevedibile un cambio di rotta a breve.

Bruxelles, d'altronde, si prepara a nuove sanzioni, come ha lasciato intendere la neo responsabile agli Esteri Mogherini e il suo collega tedesco Steinmeier è apparso pessimista: la crisi potrebbe durare diversi anni. La situazione sul quadrante orientale resta molto tesa: secondo rivelazioni dell'European Leadership Network, tra manovre militari, voli di prova, sconfinamenti marini e azioni dimostrative, si sarebbero rischiati almeno 40 casi di incidenti fra Nato e Russia, alcuni dei quali avrebbero potuto di nuovo coinvolgere in cielo arei passeggeri. Un freno all'escalation della tensione sarebbe dunque opportuno per tutti.

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