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Germania: varato il salario minimo

La misura era la condizione posta per entrare nel governo dalla Spd,  che però arranca nei sondaggi in vista delle europee. 

(Scritto per Europa)

Un blocco di Muro della East Side Gallery (Archivio Rassegna Est)
Un blocco di Muro della East Side Gallery (Archivio Rassegna Est)

di Pierluigi Mennitti

La speranza dell’Spd è che non vada a finire come al solito pure questa volta. Il Mindestlohn approvato dal governo tedesco, che dall’inizio del prossimo anno innalzerà per legge il salario minimo dei lavoratori a 8 euro e mezzo all’ora, è il fiore all’occhiello dell’azione socialdemocratica nella Grosse Koalition. Era il punto irrinunciabile per sedere accanto ad Angela Merkel: poco più di cento giorni di lavoro, di tenace resistenza alle critiche di industriali ed economisti che lo considerano piombo fuso nelle ali della competitività, di tira e molla con gli alleati conservatori.

Alla fine il progetto ha il bollino della cancelliera e si appresta ad affrontare il voto prima del Bundestag, poi del Bundesrat. Il rischio è che anche questa volta il merito della battaglia, che secondo le stime porterà benefici a quasi quattro milioni di lavoratori dipendenti, se lo prenda la Merkel.

Nel merito, la legge strappa la concessione del salario minimo alle trattative fra singole aziende e lavoratori cui era relegato finora e lo impone a tutti, compresi i diciottenni. Restano esclusi per i primi sei mesi i lavoratori reimpiegati dopo oltre un anno di disoccupazione e i praticanti: è l’unica eccezione ammessa con la giustificazione che un salario più basso possa incentivare il primo impiego e il recupero dei senza lavoro. Che, per inciso, hanno toccato un nuovo minimo storico nel mese di marzo: 3 milioni e 55 mila, pari al 7,1 per cento con un calo rispetto al mese precedente superiore alle attese.

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