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GERMANIA, SCANDALO POLITICO TRA ATOMO E VOTO

È la ricostruzione di un affaire politico che, se verrà confermato, potrebbe costare ad Angela Merkel le elezioni di domenica 27 marzo in Baden-Württemberg e creare non pochi imbarazzi anche nei 3 mesi successivi, quelli della moratoria sul nucleare. Lo ha portato alla luce la Süddeutsche Zeitung, che ha ricostruito nell’edizione del 24 marzo il dietro le quinte del drammatico lunedì successivo all’esplosione nel reattore di Fukushima, quello in cui la cancelliera dettò al proprio partito e all’intera coalizione di governo la marcia indietro rispetto alla politica nucleare varata solo 5 mesi prima, con la legge sul prolungamento dell’attività delle centrali. Una svolta, ha assicurato il quotidiano di Monaco, che ha un unico scopo: quello elettorale.

L’accusa mossa nei giorni scorsi dalle opposizioni troverebbe dunque conferma nelle informazioni scoperte dalla Süddeutsche, che coinvolgono il ministro dell’Economia Rainer Brüderle e si basano sul protocollo della riunione tenuta proprio in quelle ore dai dirigenti dell’associazione industriale tedesca (la BDI). Materiale di cui il quotidiano è venuto in possesso.

«Era stata una mattinata frenetica», ha raccontato la Süddeutsche, «con le notizie che si accavallavano una sull’altra, ora dal Giappone, con il drammatico peggioramento della situazione nella centrale di Fukushima, ora da Berlino, dove il governo stava cercando una via d’uscita politica dopo la decisione dello scorso ottobre di invalidare la legge del precedente esecutivo rosso-verde sul limite del 2020 al nucleare tedesco». Nel frattempo, a non più di due chilometri di distanza dalla Cancelleria, i dirigenti dell’industria tedesca apparivano sempre più preoccupati: fra loro anche i boss delle grandi imprese energetiche impegnate nell’atomo, che dalla nuova politica del governo liberal-conservatore avevano ottenuto il prolungamento della loro attività nel settore.

«Quando giunse la notizia che il governo, in accordo con le regioni sui cui territori erano presenti i reattori atomici, aveva varato una moratoria di tre mesi», ha proseguito il giornale, «il presidente della Confindustria tedesca, Hans-Peter Keitel, decise che era arrivato il momento di saperne di più e da fonti certe». Prese contatto con il ministero dell’Economia e riuscì a parlare con il ministro Brüderle in persona: «Come è dimostrato dal protocollo della seduta, il ministro Brüderle fornì agli industriali una risposta gravida di conseguenze: il ministro conferma e fa notare, è scritto testualmente nelle carte, che di fronte all’incombenza di importanti appuntamenti elettorali regionali grava sulla politica un peso che produce decisioni non sempre razionali». E con riferimento esplicito alle preoccupazioni dei dirigenti delle imprese energetiche, il ministro aggiunse: «Da questa scelta non consegue alcuna decisione che possa pregiudicare l’esistenza delle loro imprese».

Decisioni non razionali, prese solo in vista delle elezioni. Parole severe se pronunciate da un membro del governo, di fatto l’ammissione di aver trattato in maniera strumentale un tema strategico come quello della politica energetica, che coinvolge l’attività di imprese e lavoratori, le paure dei cittadini e la sicurezza dell’intero Paese in materia di rifornimenti. «Ma era soprattutto l’impressione che il governo non voleva dare», ha affondato la Süddeutsche, «dal momento che tutti i responsabili politici si sono affrettati a ripetere che una moratoria ci sarebbe stata ugualmente, anche senza la pressione delle elezioni».

Si potrà speculare a lungo su come il protocollo sia giunto nelle mani dei giornalisti del quotidiano bavarese, se si sia trattato semplicemente dell’abilità dei cronisti a intrufolarsi nelle stanze dell’associazione degli industriali, o della vendetta di qualche imprenditore o funzionario della BDI irritato per decisioni politiche prese sull’onda dell’emozione e intenzionato a pressare il governo nei mesi della moratoria. «Certo è», ha concluso la Süddeutsche, «che la pubblicazione del protocollo non farà piacere ai candidati della Cdu e dell’Fdp, impegnati nelle elezioni del 27 marzo. Non a Steffan Mappus, che cerca in Baden-Württemberg la riconferma provando a far dimenticare la sua lunga carriera di fautore dell’energia nucleare, e neppure ai candidati liberali della Renania-Palatinato, il cui leader regionale si chiama proprio Rainer Brüderle». Ma a più lungo termine, la vicenda rischia di pregiudicare la credibilità di Angela Merkel.

(Pubblicato su Lettera 43)