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Delfini, tartarughe, gas e petrolio

La Croazia sta cercando risorse sul fondale dell'alto Adriatico. Romano Prodi esorta l'Italia a fare altrettanto. Tra sete di energia e conseguenze ambientali: una partita che corre su due binari non necessariamente simmetrici.

Pula/Pola, i cantieri navali (Archivio Rassegna Est)
Pula/Pola, i cantieri navali (Archivio Rassegna Est)

di Nicolò De Fanti

Delfini e tartarughe, senza vita. A decine. Sono stati rinvenuti, nello scorso autunno, a ridosso del litorale adriatico. Sponda italiana, versante alto. Una mattanza. A cui s’è aggiunto uno strano fatto: una foca monaca spintasi all’interno della Laguna di Venezia, che mai aveva assistito a aventi del genere. Vi è rimasta intrappolata e disorientata per diverse settimane, prima di ritrovare la via del mare.

Ma perché tutto questo? La risposta è probabilmente riconducibile all'attività che l’azienda norvegese Spectrum, colosso mondiale delle registrazioni sismiche sottomarine, sta conducendo nelle acque territoriali croate, su una zona vasta dodicimila chilometri per conto del governo di Zagabria. Le operazioni costano dodici milioni di euro al mese e l’obiettivo è cercare petrolio e gas. Se ci fossero, potrebbero aiutare il più giovane stato membro dell’Ue a rilanciare la sua economia, in grave crisi. Per verificare la fertilità del fondale adriatico croato Spectrum si serve della nave Seabird Nothern Explorer, che emana fortissime onde d'urto da 260 decibel. Sono loro, riportano i biologi marini, a provocare la morte dei cetacei, danneggiandone l’apparato uditivo e sensoriale, fino a lasciarli storditi e inermi.

L'economia croata (2014-2019)
L'economia croata (2014-2019)

La questione energetica nell’alto adriatico, con il suo corredo ambientale, è balzata in questi giorni in testa alle cronache in virtù di una lettera recapitata da Romano Prodi al Messaggero. L’ex presidente del consiglio dei ministri, sottolineando la passività italiana e il risoluto dinamismo di Zagabria, sostiene che, se sfruttate a dovere, le capacità estrattive nell’Adriatico porterebbero l'Italia (le riserve si trovano anche nelle sue acque) a raddoppiare la produzione di idrocarburi entro il 2020, aumentando sensibilmente l'indipendenza energetica da Russia, Libia e Algeria.

L’intervento di Prodi ha alimentato aspre polemiche, in merito ai danni ambientali che le attività estrattive provocherebbero. Attività che, comunque, non sono mai decollate. Ambientalisti e comitati locali, schierandosi a tutela dell’ambiente marino, hanno fatto pressioni e indotto le autorità a non accelerare troppo. Emilia Romagna e Sicilia hanno persino vietato qualsiasi trivellazione. È stato fermato anche il progetto estrattivo al largo delle isole Tremiti. A questo va aggiunto il fatto che le normative comunitarie varate nel maggio del 2013 innalzano gli standard di sicurezza nelle operazioni estrattive di gas e petrolio, chiamato le aziende a dimostrare di avere la liquidità necessaria a coprire i danni potenziali.

Ma dall'altra sponda dell'Adriatico i segnali che arrivano procedono in tutt'altra direzione. Secondo il ministro degli esteri croato, Ivan Vrdoljar, grazie alla possibile estrazione di 2,87 miliardi di barili la Croazia è uno dei pochi paesi europei che detiene molte più risorse di gas e petrolio del proprio fabbisogno. Potrebbe così diventare una sorta di eldorado energetico regionale. Senza guardare troppo al lato ecologico della questione, Zagabria ha avviato l'iter per l'assegnazione di 29 concessioni estrattive, richiamando l'attenzione di giganti come Exxon, Shell, Eni e Gazprom. Quest’ultima, intanto, sarebbe intenzionata a rilevare il pacchetto di maggioranza di Ina, la compagnia statale croata dell’energia, attualmente detenuto dall’ungherese Mol, in rotta di collisione, tuttavia, con i soci croati. Sulla faccenda sono intervenuti persino gli Stati Uniti, che hanno chiesto a Budapest di non vendere le sue quote ai russi. Una partita, questa, che si sovrappone a quella tra Bruxelles e Zagabria. La prima intende dare battaglia sulla salvaguardia del mare.

Nel frattempo sembrerebbe che il governo italiano abbia assorbito i consigli di Prodi. Almeno a giudicare dalle recenti parole del ministro delle attività produttive, Federica Guidi. Queste parole: «Dato che tutto il mondo lo fa, non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse, pur mettendo la tutela dell'ambiente e della salute al primo posto».

1 pensiero su “Delfini, tartarughe, gas e petrolio

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