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La fuga del Pil

Il 2,5% della ricchezza nazionale russa è stato esportato all'estero nel 2012 attraverso schemi criminali. La denuncia della Banca centrale. 

Russia, Urali (Archivio Rassegna Est)

Cinquanta miliardi di dollari. É questo il flusso di denaro, enorme, che nel 2012 è stato esportato dalla Russia attraverso schemi poco trasparenti. Lo ha denunciato il governatore della Banca centrale russa, Sergei Ignatyev, prossimo alla pensione.

Ignatyev, che dirige la Banca centrale da undici anni, ha sottolineato nel corso di un'intervista al quotidiano Vedomosti che questi 50 miliardi sono presumibilmente riconducibili a un'unica organizzazione in possesso di un'accurata conoscenza dei sistemi finanziari con cui superare le barriere fiscali. Quattordici miliardi, ha aggiunto, sono legati a operazioni commerciali. Il resto può essere composto da soldi derivanti da narcotraffico, come da mazzette intascate da ufficiali dello Stato e manager.

Sorgono compagnie che durano lo spazio di una giornata, con lo scopo di evadere il fisco ed esportare capitali.

Ignatyev ha anche sottolineato il ruolo delle odnodnevki, letteralmente le compagnie che durano lo spazio di una giornata. Si tratta di società che vengono aperte con l'esplicito scopo di evadere il fisco ed esportare capitali all'estero. Vengono chiuse subito dopo il compimento dell'illecito. Sono dirette da prestanomi, ignari di quello che accade.

Il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha tuttavia sostenuto che i numeri snocciolati da Ignatyev sono esagerati. In ogni caso, le esternazioni del banchiere centrale sono destinate a far discutere. Sia perché possono essere interpretate come la voglia, da parte di Ignatyev, di togliersi qualche sassolino dalle scarpe prima di uscire di scena. Sia perché il tema della corruzione, dell'economia illegale e dell'opacità delle operazioni finanziarie è uno dei cavalli di battaglia dell'opposizione all'establishment di Mosca.

La corruzione frena gli investitori.

C'è anche da considerare, infine, come i movimenti poco chiari di denaro costituiscano un disincentivo per gli investitori e frenino le enormi potenzialità della Federazione russa, che da parte sua ha bisogno di attirare capitali dall'estero. L'ex presidente Dmitry Medvedev aveva cercato, durante il suo mandato, di sollevare l'argomento e pervenire a soluzioni concrete. Senza troppo successo, però. 

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