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Il presidente di tutti

In Bosnia nasce un nuovo partito, il Fronte democratico, su iniziativa del membro della presidenza tripartita Zeljko Komsic. Saprà spezzare gli steccati elettorali etnici? 

(Scritto per Osservatorio Balcani e Caucaso)

Sarajevo centro (Archivio Rassegna Est)
Sarajevo centro (Archivio Rassegna Est)

di Rofolfo Toè

Željko Komšić, il "presidente di tutti", sarà la sorpresa delle prossime elezioni previste in Bosnia Erzegovina in ottobre? Dopo avere clamorosamente rotto con il suo partito, il socialdemocratico SDP, Komšić ne ha formato uno proprio, il Demokratska Fronta (DF, Fronte Democratico), con il quale si ripropone di raccogliere i voti di una società stanca dell'etnocrazia e dell'immobilismo politico.

Il partito di Komšić si presenta infatti come un 'građanska stranka', un partito "dei cittadini", che vorrebbe sfuggire al tradizionale inquadramento etnico. L'attuale membro croato della presidenza, che ha la reputazione di una persona "con le mani pulite", non fa mistero di quali siano i suoi obiettivi. Al congresso di fondazione del DF, convocato significativamente negli stessi giorni in cui Sarajevo celebrava l'anniversario della liberazione durante la seconda guerra mondiale, ha dichiarato di "essere disposto a trattare con tutti, ad esclusione di sciovinisti e fascisti".

Forte del voto unanime con cui veniva confermato presidente del partito, Komšić ha inoltre sottolineato che la porta del DF rimarrà chiusa per chi non sia in possesso di una fedina penale immacolata. Ancora: "Terremo separati i ruoli politici e quelli manageriali"; "il DF non sarà più importante della legge e dello stato"; "non sono qui per garantire una posizione a nessuno". L'ex esponente socialdemocratico non si potrà ricandidare alla presidenza, avendo già esaurito il limite dei due mandati, ma comunque "non abbandonerò il paese: lavoreremo insieme per rendere la Bosnia Erzegovina un paese migliore".

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