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Il bivio delle riforme

Il Fondo monetario internazionale ufficializza il prestito all'Ucraina. Si tratta di risollevare una nazione a terra, imponendo condizioni e qualche sacrificio. Ma la situazione da guerra civile a est e il partito che si oppone al cambiamento, vale a dire gli oligarchi, rendono l'obiettivo molto difficile.

(Scritto per Il Manifesto)

Kiev (Ignacio Maria Coccia)
Kiev (Ignacio Maria Coccia)

di Matteo Tacconi

Le fondamenta dell’economia di Kiev erano già fragili, da prima che scoppiasse la protesta contro Viktor Yanukovich, il 21 novembre scorso. È il giorno in cui l’ex presidente ucraino rifiutò gli Accordi di associazione targati Ue, pacchetto di importanti incentivi commerciali. Da allora è successo di tutto. La rabbia popolare s’è trasformata in rivoluzione, la Crimea ha preso la strada di Mosca e l’est del paese è diventato il teatro di una guerra, per ora a bassa intensità: da una parte l’esercito di Kiev, dall’altra i ribelli filorussi.

L'economia ucraina  secondo il Fmi
L'economia ucraina
secondo il Fmi

Questa catena di avvenimenti, va da sé, ha fatto molto male all’ex repubblica sovietica. Diversi investitori stanno portando via i loro capitali, anche a costo di svendere, come ha fatto Intesa San Paolo. La hryvnia ha perso dall’inizio dell’anno il 29% sul dollaro. Nessun’altra moneta al mondo ha avuto un andamento così disastroso. Quanto alla crescita, il Fondo monetario internazionale (Fmi) stima che quest’anno Kiev perderà cinque punti di Pil. Un’altra botta devastante, dopo i quindici punti bruciati nel 2009, causa crisi globale.

È lo stesso Fmi che cercherà di evitare che l’Ucraina capitoli. Insieme all’Ue le presterà all’incirca 23 miliardi di euro. Una somma che rappresenta il 15% del Pil (dato 2013). La prima rata dell’importo, da due miliardi e 300 milioni, è stata già scongelata.

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1 pensiero su “Il bivio delle riforme

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