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Il Fondo sullo sfondo

Il Fondo monetario internazionale e l'Ue hanno dato un giudizio positivo sull'economia di Bucarest, confermando il prestito stabilizzatore da 4 miliardi di euro stanziato a luglio. Ma il negoziato, l'ultimo di una serie iniziata ormai nel 2009, ha generato scontri politici molto duri. Intanto sembra che nel 2013 l'economia sia cresciuta più del 3%.

Bucarest, le City Gate Towers (Wikipedia)

Una delegazione del Fondo monetario internazionale e dell'Unione europea ha visitato Bucarest dal 21 gennaio al 4 febbraio. Si trattava di verificare gli accordi sottoscritti lo scorso luglio, quando Bruxelles e l'istituzione presieduta da Christine Lagarde decisero di erogare un prestito precauzionale da 4 miliardi di euro, allo scopo di stabilizzare il paese. Una somma che, come precisato dal primo ministro romeno Victor Ponta al momento della firma dell'intesa, sarà usata solo in presenza di esigenze particolarmente incalzanti. Sembrerebbe che non ce ne sia bisogno, dato che l'economia romena sembra sulla via di una salutare ripresa.

L'economia romena (2014-2018)
L'economia romena (2014-2018)

La missione del Fmi e dell'Ue, tornando al discorso iniziale, ha avuto esito positivo. Il prestito va avanti. Ma la sua conferma è arrivata al termine di una dura battaglia tra il presidente Traian Basescu e il governo.  Il capo dello stato aveva infatti minacciato di bloccare l'aumento delle accise sui carburanti pari a sette centesimi di euro, che il Fondo e l'Unione europea avevano indicato come condizionale nel pacchetto da 4 miliardi. Al termine di un giro di consultazioni, s'è deciso di introdurre il ritocco a partire da aprile. Il che provocherà una contrazione dello 0,1% sulle entrate, che verrà compensata con un freno sulla spesa sociale, da qui a luglio.

Il braccio di ferro tra Basescu e Ponta è solo l'ultimo capitolo delle scontro, feroce, che i due stanno combattendo da ormai due anni. Tutto è cominciato con la caduta del governo di centrodestra di Emil Boc, uomo vicino a Basescu, a inizio 2012. Fu dovuta a una serie di proteste di piazza originate dalla riforma sanitaria e allargatesi rapidamente a una critica generalizzata nei confronti dell'esecutivo e della sue misure rigoriste, dettate dal prestito ricevuto nel 2009 dal Fondo e dall'Ue, quando la crisi globale ebbe un contraccolpo micidiale sull'economia romena, mangiando diversi punti di Pil. Gli aiuti ammontarono a 20 miliardi di euro e furono condizionati a una serie di riforme e di interventi improntati all'austerità.

Victor Ponta, capo del Partito socialdemocratico, colse al volo l'occasione e diede avvio a una crisi parlamentare, che lo portò alla testa del paese assieme al Partito conservatore e al Partito nazionale-liberale, in una'inedita coalizione sinistra-destra che diede via a un radicale processo di nomine, tale da paventare uno scenario di "golpe bianco". Non finì lì, perché Ponta e i suoi alleati aprirono anche una procedura di impeachment nei confronti di Basescu. Il referendum appositamente convocato non passò. In ogni caso la coalizione di Ponta ottene un'ampia maggioranza alle elezioni generali del 2012. 

Da allora Ponta ha cercato di tenere i piedi su due staffe. Da un lato ha tentato di distanziarsi dal precedente approccio rigorista; dall'altro ha evitato di dare il benservito al Fondo monetario internazionale, sapendo che l'economia romena, dopo il tracollo del 2009 (c'è stato anche un altro prestito targato Fmi-Ue nel 2010), ha ancora bisogno di stabilizzarsi. Il rapporto con i prestatori internazionali è così proseguito, pur se rimodulato in modo da apparire meno duro. Il no sull'aumento delle accise espresso da Basescu è probabilmente il modo in cui il capo dello stato cerca di dimostrare che Ponta, continuando a cedere alle richieste del Fmi e dell'Ue, non ha introdotto al governo elementi di rottura. Anzi.

Ad ogni modo l'economia romena sembra ormai avviata verso la ripresa. Dopo lo 0,7% registrato nel 2012, un balzo all'indietro rispetto al 2,2% del 2011, il Pil sembra cresciuto sopra ogni aspettativa nel 2013, comprese le stime del Fmi (vedi la scheda di Rassegna Est in alto a sinistra). L'Istituto nazionale di statistica romeno ha appena rilasciato un comunicato in cui si parla di una crescita che potrebbe essere addirittura del 3,5%.  Alcuni dati, come l'aumento delle transazioni immobiliari, avevano in precedenza lasciato intravedere questo scatto in avanti. Una buona notizia, senza dubbio, per le numerose aziende italiane presenti nel paese. La Romania, a Est, gioca in questo senso la parte del leone. In nessun altro posto c'è una simile concentrazione imprenditoriale italiana (vedi grafico qui sotto).

Grafico investimenti italiani a Est

Sullo sfondo, nel frattempo, emerge una possibile legge sulla detassazione degli utili reinvestiti. Potrebbe rientrare nel prossimo negoziato tra Bucarest e l'accoppiata Fmi-Ue. A richiederla sono stati gli imprenditori romeni, che vorrebbero anche la riduzione dell'imposta sui salari e incentivi per i programmi mirati ad assumere. Se ne riparlerà più avanti.

1 pensiero su “Il Fondo sullo sfondo

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