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ERDOGAN, UE E LA QUESTIONE DI CIPRO

Articolo di Pierluigi Mennitti

 

Che uno sgarbo a Bruxelles possa costare piuttosto caro alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan nel lungo e faticoso cammino che dovrebbe portare Ankara, un giorno, a far parte dell'Unione europea, è un problema che il primo ministro turco avrà messo in conto. La cosa, tuttavia, non deve averlo preoccupato più di tanto se, nel giorno in cui si è recato in visita nella parte settentrionale di Cipro, quella occupata dai turchi, Erdogan ha consegnato alle pagine del quotidiano Milliyet parole minacciose nei confronti dell'Ue.
Le ha riprese in Germania la Frankfurter Allgemeine Zeitung. I giornali tedeschi sono sempre molto attenti alle vicende che riguardano la Turchia, non fosse altro per il gran numero di cittadini turchi (e tedeschi di origine turca) presenti nel loro Paese che rappresentano di gran lunga la prima comunità di stranieri della Germania.

Milliyet vende un'infinità di copie a Berlino e dintorni e la Frankfurter ha tradotto a beneficio dei lettori tedeschi le parole del premier. Che sono state per nulla concilianti: «Erdogan ha confermato che intende congelare per mezzo anno i rapporti con l'Ue nel corso del 2012, quando la repubblica greca di Cipro assumerà la presidenza del semestre europeo», ha riportato il quotidiano di Francoforte. «In quel periodo non ci sarà alcun contatto fra Ankara e l'Unione europea e in nessun caso esponenti del governo turco parleranno con i rappresentanti della presidenza greco-cipriota».

La minaccia era stata paventata già una settimana fa dal ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, il quale aveva pronuciato più o meno le stesse parole. Tutti si attendevano le dichiarazioni di Erdogan, proprio in occasione della visita nella parte turco-cipriota, in occasione dell'anniversario dell'intervento armato di Ankara sull'isola, avvenuto il 20 luglio del 1974 per difendere (è la versione dei turchi) gli interessi e l'incolumità dei turco-ciprioti dopo il golpe nazionalista dei greco-ciprioti contro il presidente-arcivescovo Makarios.

«Dal 2004, la parte greca di Cipro è membro dell'Unione europea», ha ricordato la Frankfurter, «e in quell'anno i greco-ciprioti fecero fallire il referendum sul piano Annan, un progetto per la riunificazione dell'isola preparato dalle Nazioni Unite. In conseguenza di quel boicottaggio, Ankara ha poi rifiutato ogni successiva concessione negli sforzi diplomatici per risolvere la questione cipriota, sebbene tale conflitto continui a danneggiare il processo di avvicinamento turco all'Ue». L'ormai trentennale scontro fra le due popolazioni turche e greche non ha finora prodotto alcun abbozzo di soluzione della vertenza e le due parti non sono riuscite a incontrarsi né sul terreno di un compromesso istituzionale né su quello delle proprietà e dei diritti dei rifugiati delle due comunità.

In tempi recenti, il dialogo in quello che viene considerato l'ultimo muro d'Europa sembrava essere ripreso e le due parti avevano mostrato segnali di riavvicinamento. Sul piano diplomatico è ripartita anche la mediazione dell'Onu e una serie di incontri fra i leader ciprioti Dimitris Christofias e Dervis Eroglu avevano lasciato ben sperare che una soluzione accettabile avrebbe potuto sbrogliare la matassa nel prossimo autunno, prima dunque dell'appuntamento di Cipro con la presidenza del semestre europeo, prevista appunto per la seconda metà del 2012. Ora, all'improvviso, la nuova frenata turca. «Erdogan ha aggiunto che da parte turca non c'è da attendersi alcuna disponibilità al compromesso», ha insistito il quotidiano tedesco, «e che tutte le concessioni accettate nel quadro del piano Annan del 2004 devono essere considerate decadute. Ogni nuovo progetto deve essere di nuovo discusso dal principio».

Qualche spiraglio, però, è stato lasciato aperto. Riprendendo la disponibilità del leader greco-cipriota Christofias a un viaggio ufficiale sul Bosforo, per discutere a quattr'occhi con Erdogan e risolvere la questione in una serata davanti a un piatto di pesce, la Frankfurter ha scritto che «il premier turco non ha declinato la proposta e ha anzi rilanciato, estendendo l'invito anche al leader turco-cipriota Eroglu e al primo ministro greco George Papandreou».

Rispetto ai decenni passati, i rapporti diretti fra Ankara e Atene sono molto migliorati e le tensioni che un tempo facevano di questi due Stati dei veri e propri nemici si sono stemperate. Nel corso della crisi finanziaria ellenica, Erdogan ha sempre mostrato grande disponibilità a venire incontro alle necessità dei suoi vicini e, in contropartita, la Grecia ha smesso di ostacolare il processo di avvicinamento della Turchia all'Ue, diventandone al contrario uno dei maggiori fautori. Che questo riavvicinamento tra i due ex nemici potesse avere riflessi positivi anche sulla questione cipriota era stata la speranza dei tanti mediatori. Bisognerà valutare adesso se l'improvviso irrigidimento di Erdogan sia dovuto a motivi meramente tattici o se si sia di fronte a una svolta strategica, non priva tuttavia di conseguenze negative. Per la Turchia innanzitutto.

(Lettera 43)