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Budapest monocolore

I motivi della vittoria a valanga di Viktor Orban in Ungheria. Le prospettive sul nuovo mandato. Il magrissimo risultato della sinistra. Il risultato ambiguo della destra radicale di Jobbik. Analisi. 

(Scritto per La rivista del Mulino)

Budapest (Archivio Rassegna Est)
Budapest (Archivio Rassegna Est)

di Stefano Bottoni

Le elezioni politiche ungheresi del 6 aprile consegnano un quadro apparentemente chiaro. A fronte di un’affluenza in calo rispetto alle ultime consultazioni, ma comunque superiore al 60%, il partito di governo Fidesz, guidato dal premier Viktor Orbán, ha ottenuto quasi il 45% dei voti, staccando l’opposizione di sinistra di circa 20 punti. Il nuovo sistema elettorale, misto a turno unico con sbarramento del 5%, ha premiato nettamente il partito più votato. Stando ai risultati preliminari, Fidesz si è aggiudicata 133 seggi su 199, ovvero l’agognata maggioranza qualificata che consente di governare senza bisogno di alcun appoggio esterno o compromesso con i partiti dell’opposizione.

Orbán centra dunque agevolmente l’obiettivo del secondo mandato, anche se va osservato un certo calo di consenso nel voto popolare: otto punti percentuali in meno e quasi 600 mila voti. Stando alle prime analisi, il partito di Orbán ha scontato quattro anni di governo all’insegna del conflitto politico, sociale e istituzionale dentro e fuori l’Ungheria, insieme a uno stile muscolare che ha compattato la base ma alienato al governo le simpatie della classe media intellettuale e dei ceti popolari colpiti da una politica di rigore fiscale che, contrariamente a quanto sostenuto dalla comunicazione ufficiale, non ha affatto risparmiato le famiglie. Ciononostante, Fidesz ha ottenuto un successo schiacciante nei singoli collegi, 96 su 106, grazie alla polarizzazione del quadro politico e alla presenza di due grandi partiti di opposizione incompatibili come i socialisti e l’estrema destra di Jobbik.

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1 pensiero su “Budapest monocolore

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