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Oleg Lyashko, il populista con il kalashnikov

Alle presidenziali di maggio si è piazzato terzo. Alle parlamentari di domenica, vuole replicare in grande stile e se possibile fare ancora meglio: il suo Partito radicale è per quasi tutti i sondaggi in seconda posizione, pur se a debita distanza dalla corazzata del capo dello stato.

(Scritto per Askanews)

Ribelli filorussi nell'est ucraino (Jeroens Akkermans / Flickr)
Ribelli filorussi nell'est ucraino (Jeroens Akkermans / Flickr)

Non sarebbe dunque una sorpresa se i numeri della vigilia confermassero la straordinaria ascesa del populista col kalashnikov, capace in pochi mesi di catalizzare l’elettorato estremista, nazionalista e antirusso un po' in tutto il paese, con eccezione ovviamente delle regioni del sudest.

Sin da marzo, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, Lyashko ha lanciato la sua campagna personale, una sorta di one man show, tra il sostegno politico ai battaglioni di volontari per combattere nel Donbass e le missioni in prima persona nelle zone di guerra, sempre in mimetica o in camicia nera. Il simbolo del partito è un forcone, con il quale promette di spazzare il vecchio sistema di potere oligarchico e tutti quelli che nel programma elettorale vengono definiti i nemici interni; per difendere l’Ucraina da quelli esterni, personificati da Vladimir Putin, propone invece il ritorno del paese allo status di potenza nucleare.

Sull’onda di Maidan, alle quale ha partecipato con un basso profilo, lasciando il palcoscenico politico al trio formato da Vitaly Klitscho, Arseni Yatseniuk e Oleg Tiahnybok, oltre ai combattimenti di piazza guidati dai paramilitari di Dmitri Yarosh e di Pravi Sektor (Settore di destra), Oleg Lyashko ha fatto della successiva operazione antiterrorismo del governo nel Donbass il trampolino di lancio per la sua scalata verso la Rada. Domenica prossima potrebbe entrare in parlamento con un manipolo di agguerriti deputati che dai banchi dell’opposizione potrebbero fare quantomeno molto rumore.

Stando all’ultimo sondaggio dell’Istituto Rating, il Partito radicale raggiungerebbe il 12,8%, ma anche per altri centri di ricerca Lyashko e compagni si muovono sul 10-12%; solo per Gfk sarebbe al 7,6%, in linea con quello della concorrenza moderata, Poroshenko escluso, s’intende.

Alle presidenziali ha ottenuto l’8,3%, circa un milione e mezzo di voti, recuperati soprattutto nelle regioni occidentali e centrali. Alle comunali di Kiev, che sempre a maggio hanno decretato la vittoria di Udar di Klitschko, il Partito radicale si è piazzato secondo con quasi il 10%, segnale che anche nella capitale l’elettorato di giovani  arrabbiati, al quale Lyashko strizza l’occhio, si è dimostrato ben disposto a convergere verso il partito antisistema.

Con la situazione nel Donbass non completamente pacificata, alcuni focolai ancora accesi e lo scontento che serpeggia sia tra le truppe regolari che soprattutto tra i battaglioni di volontari, il Partito radicale potrebbe approfittare della situazione, sottraendo voti al bacino della destra nazionalista di Svoboda, data in bilico sulla soglia del 5%. Nella lista di Lyashko sono finiti nelle prime posizioni i comandanti dei battaglioni Aidar (Sergei Melnichuk) e Lugansk 1 (Artiom Vitko), più Igor Mosichuk, fondatore dell’Azov, entrato nell’occhio del ciclone dopo le critiche di Amnesty International per i crimini contro i diritti umani commessi nel Donbass.

Ma anche se il Partito radicale facesse davvero il botto e si piazzasse secondo, lasciandosi dietro i più moderati Fronte Popolare (Yatseniuk) e Patria (Tymoshenko), difficilmente sarebbe un partner per una coalizione con gli annunciati vincitori del Blocco Poroshenko. Da parte presidenziale si è già esclusa un'alleanza futura con il Partito radicale, e Lyashko dovrebbe rimanere cosi’ all’opposizione.

1 pensiero su “Oleg Lyashko, il populista con il kalashnikov

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