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La cancelliera non s’abbuffa

Angela Merkel esce indebolita dalle elezioni europee, in Germania e in seno all'Ue. La nostra analisi, a bocce ferme, da Berlino. 

Un blocco di Muro della East Side Gallery (Archivio Rassegna Est)
Un blocco di Muro della East Side Gallery (Archivio Rassegna Est)

(Scritto per Lettera 43)

di Pierluigi Mennitti

Quel primo posto confermato dalla Cdu di Angela Merkel alle elezioni europee in Germania potrebbe trarre in inganno e far pensare che la cancelliera di ferro abbia passato indenne anche questa prova elettorale. Ma osservando con più attenzione la scena politica interna ed europea emersa dal voto di domenica 25 maggio, balzano agli occhi più i motivi di preoccupazione che di rilassamento.

Per l'Unione, il raggruppamento che unisce la Cdu merkeliana e la Csu bavarese, quell'asticella ferma al 35,3% non è stato un bel segnale se raffrontato al 41% delle politiche di solo otto mesi fa. E per quel che vale la statistica, ha rappresentato il peggior risultato dei cristiano-democratici in un'elezione europea. È vero che, dati disaggregati alla mano, la maggior parte della flessione è stata imputabile alla débâcle della componente bavarese, ma la delusione rispetto ai sondaggi che pronosticavano il bis del trionfo dello scorso settembre era piuttosto evidente nella serata elettorale alla Konrad Adenauer Haus, la sede della Cdu.

Per usare una frase brutta ma molto abusata, la cancelliera ci aveva messo la faccia in questa campagna elettorale, di fatto spodestando dai manifesti sia il capolista tedesco del partito, il fedele David Mc Allister, che il candidato popolare alla Commissione europea, Jean-Claude Juncker.

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