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Grande, piccola coalizione

Vienna al voto. Si conferma l'alleanza storica tra socialdemocratici e liberali. Ma la destra euroscettica e populista guadagna molti punti e pone una seria sfida alle larghe intese. 

Il parlamento austriaco (Wikimedia)

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di Pierluigi Mennitti

Un austriaco su tre ha premiato uno dei partiti euroscettici, uno su quattro non è neppure andato a votare e le due forze di governo (socialisti e popolari) hanno ottenuto appena il minimo necessario per mantenere la maggioranza dei seggi in parlamento. Il risultato delle elezioni politiche ha offerto l'immagine sbiadita di quella che un tempo fu l'Austria felix e confermato tensioni e inquietudini che, sotto il mantello di una società benestante, da anni attraversano la repubblica alpina.

In apparenza nulla cambierà: Spö e Övp, i due partiti di massa che costituiscono da sempre i pilastri  della democrazia austriaca continueranno a governare assieme il Paese ma la loro rappresentanza si è assottigliata in 30 anni in maniera drammatica. Ancora negli Anni 70 e 80 sommavano assieme fra l'85 e il 95% dei consensi elettorali, oggi a malapena totalizzano il 50. Nella storia politica austriaca, la Grosse Koalition non è mai stata una soluzione di emergenza come in Germania ma un'alleanza di centro-sinistra stabile e programmatica. A questa coalizione, ha scritto lo Standard gli elettori hanno lanciato «un ultimo avvertimento».

L'orda populista

L'ascesa dei partiti di destra, impregnati di un nazionalismo populista ed euroscettico, è tutta nei numeri. L'Fpö ha quasi replicato il successo del 1999 quando Jörg Haider lo portò al governo (allora raccolse il 27%, oggi il 21,4) e tallona da vicino il partito popolare, il Team Stronach dell'81ennemagnate miliardario Frank Stronach ha raccolto il 5,8%. Entrambi hanno prosciugato i consensi del concorrente Bzö, il partito carinziano fondato dallo stesso Haider nel 2005, che ha perso 7 punti e con il 3,6% è rimasto sotto la soglia di sbarramento del 4%.

Insieme però totalizzano il 30% dell'elettorato austriaco e pongono una seria sfida alla coalizione di governo sul tema dell'Europa che si replicherà nel 2014 alle elezioni europee. «Il populismo ha trovato in Austria un terreno fertile», ha commentato ancora lo Standard, «l'Fpö ha ormai superato il trauma della scissione di Haider, si è stabilizzato e può contare su un elettorato fedele e consolidato. La Grosse Koalition al governo, che ormai non si può più chiamare tale, dovrà raccogliere l'avvertimento degli elettori e cercare di estirpare il terreno di coltura in cui è cresciuto il populismo».

Stallo riformista

Scandali, corruzione e stallo riformista hanno caratterizzato gli ultimi cinque anni del governo di centro-sinistra. L'esito del voto non è dunque una sorpresa ma non è detto che i partiti tradizionali sapranno cogliere la lezione: il fatto di aver comunque mantenuto la maggioranza in parlamento può alimentare l'illusione di poter proseguire sulla stessa linea, tanto più che nessun avvicendamento è previsto ai vertici delle due formazioni maggiori. «Restano forti dubbi sulla capacità di socialisti e popolari di abbandonare le loro tombe ideologiche e mettere mano alle riforme strutturali», ha scritto la Neue Zürcher Zeitung, «e se la Grosse Koalition proseguirà nei suoi vetusti rituali la sconfitta alle prossime elezioni è già annunciata. La domanda è solo se l'Austria può ancora permettersi 5 anni di impasse».

L'avanzata degli euroscettici ha messo in ombra anche la tenuta dei verdi e l'arrivo in parlamento di una nuova forza politica, i liberali del Neos (4,8%), partito dotato di una robusta agenda riformista di stampo liberale in campo economico e sociale e in quello delle politiche europee, dove propone un allargamento delle competenze di Bruxelles legate però a una maggiore partecipazione dei cittadini.

Sulla stampa tedesca, anche quella di orientamento conservatore, è prevalsa la preoccupazione per la deriva populista dell'elettorato austriaco: «Il quadro del voto ricorda ormai quello di molti altri Paesi europei», ha commentato la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «nei quali i partiti tradizionali, che per decenni hanno interpretato l'opinione politica prevalente, vengono puniti da elettori che non ne approvano le politiche sull'immigrazione o sull'Europa. C'è da riflettere quando un terzo degli austriaci emigra nel campo della destra populista e si rivolge a nuovi eroi che promettono soluzioni semplicistiche o il ritorno al buon tempo passato».

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