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Electrolux e le altre

Cosa spinge le aziende italiane a spostare segmenti di produzione in Polonia? E perché Varsavia è così attrattiva? 

(Scritto per Europa)

I cantieri di Danzica (Archivio Rassegna Est)
I cantieri di Danzica (Archivio Rassegna Est)

di Matteo Tacconi

L’estate scorsa gli operai della Firem, azienda del settore metalmeccanico con sede nel modenese, si ritrovarono una brutta sorpresa al rientro da Ferragosto. La fabbrica non c’era più. Non in senso fisico. I capannoni erano sempre lì. È che non c’erano i macchinari, smontati e trasferiti in tutta fretta in Polonia. Lì la Firem, oggi, prosegue la sua attività. Nel modenese c’è in corso una vertenza, s’apprende dalle cronache.

L'economia polacca (2014-2018)
L'economia polacca (2014-2018)

A Fabriano, un tempo scattante company town di Indesit, oggi distretto martellato dalla crisi e da un lungo processo di delocalizzazioni, l’azienda della famiglia Merloni ha ipotizzato nei mesi scorsi di spostare ulteriori segmenti produttivi in Polonia, dove s’è già impiantata negli anni addietro (Indesit ha stabilimenti anche in Turchia). La crisi, che prevedeva centinaia di esuberi, è rientrata. Ma i Merloni cercano soci, la salute del loro giocattolo non è così florida. L’opzione polacca potrebbe ripresentarsi nuovamente. Chissà.

La “fuga” in Polonia è decisamente più concreta per quanto riguarda il caso industriale che tiene banco in questi giorni: quello di Electrolux. Dai vertici dell’azienda svedese è piombata sul tavolo una proposta durissima: chiusura degli impianti di Porcia, in provincia di Pordenone, oltre a tagli vistosi sul costo del lavoro nello stabilimento veneto di Susegana. Si scrive e dice dell’importazione del modello di lavoro polacco. Perché è in Polonia, dove ha un sito produttivo alle porte di Wroclaw, nella parte occidentale del paese, che Electrolux eventualmente investirà, dovesse davvero lasciare l’Italia.

1989, vita nuova

Avrete capito di cosa stiamo parlando. Questi sono casi che, sebbene tra loro diversi, riguardano aziende italiane che si sono spostate in Polonia o che, essendovi già presenti, pensano di localizzarci ulteriori segmenti produttivi.

Se il lato italiano di queste vicende è noto, può risultare interessante indagare su quello polacco. Con una premessa. Sarà vero che l’Europa, oltre al mercato unico delle merci, dovrebbe pensare anche di amalgamare i mercati nazionali del lavoro, ma quando si dice che da Est si fa competizione al ribasso, spingendo sul pedale dei bassi costi produttivi, si compie un atto di eccessiva semplificazione.

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