Vai al contenuto

Il piatto vuoto di Kiev

L'economia ucraina sta crollando. I prestiti del Fmi e dell'Ue produrranno risultati solo se il paese saprà ricucire con Mosca, chiudendo lo scenario di guerra a est e arrivando a un accordo su approvvigionamenti e tariffe del gas. 

Kiev (Ignacio Maria Coccia)
Kiev (Ignacio Maria Coccia)

di Stefano Grazioli

Se il 2014 per l’Ucraina è iniziato male, finirà sicuramente peggio. Dalla stagnazione sostanziale del biennio passato si passerà a una fase di recessione vera e propria. Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, fatte in relazione al pacchetto di aiuti approvato ad aprile, la caduta del Pil è quantificata nel 5%. Ma per altre fonti il calo potrebbe essere bene peggiore e ad esempio per la Ebrd, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, si aggirerebbe oltre il 7%.

Si tratta in ogni caso di previsioni che potrebbero ulteriormente peggiorare, a seconda di come si svilupperà la crisi nell’est del paese, dove l’operazione antiterroristica lanciata dal governo all’inizio di aprile si è di fatto trasformata in guerra. Soprattutto il peggioramento dei rapporti con la Russia andrebbe influenzare l’andamento già disastroso dell’economia ucraina. La produzione industriale nel primo trimestre del 2014 ha subito un arretramento del 5%, dovuto in larga parte proprio alla critica situazione nel Donbass. L’Ucraina, reduce da un triennio di stasi sotto Victor Yanukovich, non era tornata nemmeno ai livelli prima della crisi del 2008-2009 (-15% del Pil). Ora è in arrivo la prossima catastrofe.

La svalutazione della grivnia, che negli ultimi mesi ha perso quasi il 40%, farà crescere l’inflazione oltre l’8% (-0,3 nel 2013) ed è previsto un aumento consistente del debito pubblico, che passerà dal 40,9% al 56,5% del pil alla fine di quest’anno.

I futuri sviluppi economici sono legati naturalmente a quelli politici e alla capacità della nuova élite di Kiev, guidata alla presidenza dall’oligarca Petro Poroshenko, di disinnescare l’emergenza separatista per riportare il paese verso la normalità. L’eventuale firma della parte economica dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea - dopo la sottoscrizione della parte politica avvenuta a marzo - potrebbe contribuire alla stabilizzazione iniziale, insieme con il pacchetto di aiuti concordato tra Ue, Fmi e Stati Uniti che nel suo complesso si aggira sui 18 miliardi di dollari per i prossimi due anni.

Fondamentali sono in ogni caso le riforme, politiche ed economiche, che Kiev dovrà affrontare nei prossimi mesi, senza le quali anche gli aiuti occidentali potrebbero essere rallentati, come già successo in precedenti programmi negli ultimi due lustri sia con Yanukovich che con Yulia Tymoshenko. La normalizzazione dei rapporti con la Russia sul breve periodo, soprattutto in relazione alla questione insoluta del gas, appare altrettanto importante per evitare pericolosi impasse che, al di là delle possibile conseguenze per i consumatori europei, si rifletterebbero in maniera ancora più negativa sull’economia ucraina.

1 pensiero su “Il piatto vuoto di Kiev

  1. Pingback: Crisi ucraina: la partita economica |

Lascia un commento