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Il filosofo di Putin

Nel discorso di fine anno, il presidente russo ha citato ancora lo slavofilo Ivan Ilyn, fautore dell'autoritarismo non totalitario. 

(kremlin.ru)
(kremlin.ru)

di Stefano Grazioli

Dal tradizionale discorso di fine anno tenuto da Vladimir Putin non sono certo uscite sorprese. Il riassunto sottostante che fa l’agenzia AP riprende concisamente un po’ tutti i temi toccati dal presidente russo nel suo intervento.

“Dall'economia all'Ucraina e alla Crimea, dall'attacco di oggi in Cecenia ai test scolastici. È stato un intervento a tutto tondo quello del presidente russo Vladimir Putin, che ha tenuto stamattina il suo annuale discorso alla nazione. Il leader del Cremlino ha difeso la politica estera aggressiva di Mosca, definendola necessaria per la sopravvivenza. E ha difeso in particolare l'annessione della Crimea avvenuta a marzo, dopo la cacciata dell'allora presidente filorusso Viktor Yanukovych dall'Ucraina a seguito delle proteste di piazza. Putin ha definito la penisola di Crimea terreno spirituale russo, "il nostro Monte del Tempio", aggiungendo che orgoglio nazionale e rispetto della sovranità sono "una condizione necessaria di sopravvivenza" della Russia.

Parlando in una stanza piena di ministri, deputati e amministratori locali, il presidente russo ha espresso nuovamente il suo dispiacere per la cacciata di Yanukovych, ma non ha dato alcun segnale su quali potrebbero essere le prossime mosse di Mosca nell'est dell'Ucraina. Il tono mantenuto da Putin è stato però molto fermo: "Nessuno riuscirà a sconfiggere la Russia militarmente", ha detto. "Sarebbero stati felici di lasciarci prendere la strada della Jugoslavia e dello smembramento del popolo russo, con tutte le tragiche conseguenze, ma non è successo, non abbiamo permesso che accadesse", ha affermato.

Quanto all'economia, il presidente russo ha annunciato misure per spingere la crescita, dicendo che la rinascita del "ruolo geopolitico" della Russia dovrebbe andare di pari passo con un'economia fiorente. È atteso che l'anno prossimo la Russia entri in recessione, per la prima volta in sei anni. Putin ha inoltre proposto un'amnistia per il rientro in Russia dei capitali offshore”.

Il testo integrale del discorso di Putin è reperibile sul sito del Cremlino. Andare a leggerselo non guasta, perché i riassunti sono sempre parziali: nel senso pur dovendo in realtà rappresentare il tutto non lo fanno e sono appunto di parte. I passaggi interessanti sono molti. In particolare la citazione di Ivan Ilyin, filosofo che Putin ha molto a cuore e più volte ha citato nel passato e anche questa volta ha ripreso in relazione al futuro della Russia. Nel seguente passaggio.

"La cosa più importante - così ha detto Putin - è ora di dare al popolo l'opportunità di autorealizzazione. La libertà di sviluppo nei settori economico e sociale e per le iniziative pubbliche è la migliore risposta possibile sia alle restrizioni esterne che ai nostri problemi interni…In questo contesto, vorrei fare una citazione: 'Chi ama la Russia dovrebbe desiderare la sua libertà, per la sua indipendenza internazionale e la sua autosufficienza; la libertà per la Russia come unione di quella russa e di tutte le altre culture; e, infine, la libertà per il popolo russo, la libertà per tutti noi. La libertà di fede, la ricerca della fede, la creatività, il lavoro e la proprietà'. Ivan Ilyin.

Ivan Alexandrovich Ilyin (Wikipedia)
Ivan Alexandrovich Ilyin (Wikipedia)

Ivan Alexandrovich Ilyn (1883-1954) non è proprio uno dei filosofi russi più conosciuti, ma il fatto che sia il preferito da Putin vorrà dire qualcosa, se si vuole cercare di capire quello che ha in testa l’inquilino del Cremlino. Ilyn, antibloscevico e monarchista conservatore, è noto come uno dei prominenti slavofili, opposti per definizione agli occidentalisti. Il sistema politico ideale per la Russia avrebbe dovuto essere autoritario, ma non totalitario, una “terza via” tra democrazia e dittatura, insomma.

Il fatto che abbia ripreso ancora una volta Ilyin è la conferma che Vladimir Putin ha intenzione di continuare sulla strada imboccata con decisione all’inizio del suo terzo mandato al Cremlino nel 2012. Nei prossimi tre anni (le elezioni presidenziali in Russia si terranno nel 2018) non ci saranno dunque sorprese e cambiamenti, nonostante l’economia traballante potrà aprire qualche crepa in quel sistema che paradossalmente la critica posizione occidentale contribuisce a rafforzare.

Nel suo discorso alla Nazione Putin ha però anche lasciato uno spiraglio aperto alla collaborazione con Europa e Stati Uniti, che hanno la scelta di tentare di ricucire gli strappi o alzare ancora di più il muro.

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