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LA DEMOCRAZIA IN VERSIONE RUSSA

Campagna noiosetta, vigilia tranquilla, risultato scontato. Le elezioni russe per la Duma non sono certo al cardiopalmo. Hanno provato a mettere un po’ di pepe le signorine scosciate che in internet hanno fatto pubblicità per Dmitri Medvedev, presidente che guida le liste di Russia Unita, ma senza troppo successo.

Vladimir Putin ha schiacciato ultimamente sul pedale del gas nazionalista, evocando il solito complotto straniero di chi si impiccia di cose russe senza chiedere il suo permesso, tentando più che altro di deviare qualche preferenza di chi ha già deciso di votare i comunisti dell’immarcescibile Gennady Zyuganov o i liberaldemocratici (di nome, non di fatto) dell’eccentrico Vladimir Zhirinovski.

Storie su cui si sono buttati a pesce i media, dovendo pur raccontare qualcosa di questa tornata elettorale che secondo i sondaggi avrà se non altro il merito di dare una registrata al tandem del Cremlino Putin-Medvedev alle prese con i dati in calo. Russia Unita potrebbe perdere una sessantina di seggi (da 315 a 250, sui 450 al parlamento), e anche questa non è che sia una grande sorpresa: i russi non sono passivi del tutto e non hanno apprezzato la sceneggiata della staffetta annunciata tra Vladimir Vladimirovich e Dmitri Anatolevich, con il primo che in primavera si riprenderà il posto di presidente e il secondo che dovrebbe finire a fare il capo del governo (salvo imprevisti). In più si aggiunge la crisi che non ha risparmiato la Russia e se in Europa i reggenti o sono stati direttamente silurati o hanno i rating in cantina non si capisce bene perché a Mosca dovrebbe essere diverso.

I tedeschi ce l’hanno con la Merkel, i francesi con Sarkozy, i russi con Putin e il suo clone. Promesse mancate, riforme strutturali finite nell’oblio, corruzione dilagante. Quindi è fisiologico che molti non andranno alle urne e saranno meno di quelli che Russia Unita sperava coloro che voteranno per il partito del Cremlino. La situazione russa è particolare e la democrazia sulla Moscova funziona in maniera diversa che sulla Senna o sul Tamigi (sarebbe sorprendente il contrario), tutto va quindi letto nell’ottica post-sovietica.

A vent’anni dalla fine dell’Urss è la sesta volta che viene rinnovata la Duma e gli unici due partiti che dal 1993 sono stati sempre rappresentati sono il Kprf (i comunisti) e il Lpdr (i liberaldemocratici), formazioni che sono regolarmente state all’opposizione. Ad avere la maggioranza sono stati di volta in volta i “partiti del potere”, quelli messi in campo sotto l’egida del capo di stato di turno (da Boris Eltsin a Putin-Medvedev) e che hanno goduto perciò del bonus presidenziale, vale a dire hanno avuto a disposizione le risorse amministrative e la benevolenza dei media.

Nel decennio putiniano è stata Russia Unita a farla da padrona, prima ci sono state le alleanze variabili dei baroni e degli oligarchi. Il risultato di questo gioco è che da sempre si sa già chi vince e soprattutto chi perde. Un ruolo marginale hanno giocato i partiti minori, di destra o di sinistra, messi in seria difficoltà ultimamente dagli alti paletti burocratici per la registrazione e la soglia di ingresso fissata al 7%.

Nella Duma in carica il quarto partito oltre a Ru, Kprf e Lpdr è Russia giusta, che dovrà sudare per ritrovare i suoi seggi in parlamento. Il suo leader Sergei Mironov non è più nelle grazie del Cremlino e rischia quindi di perdere qualcosa. Incertezza anche per Giusta Causa, il nuovo partito della destra liberale guidato da Andrei Dunayev che dopo l’abbandono dell’oligarca Mikhail Prokhorov appare destinato a rimanere a bocca asciutta. Stesso discorso per lo storico Yabloko di Grigori Yavlinski e i Patrioti di Russia. Qualche seggio di consolazione verrà distribuito ai partiti che pur non avendo raggiunto il 7% avranno oltrepassato il 5%. Poca roba, di fronte alla scorpacciata che farà in ogni caso Russia Unita. Il fatto di non avere forse più la maggioranza dei due terzi, ma solo quella relativa potrà servire a Putin anche per dimostrare ai critici in Occidente che la democrazia alla russa a suo modo funziona. Sicuramente più di quelle in Kazakistan o Azerbaijan.

(Linkiesta)