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La croce della discordia

I serbi vogliono costruire una croce che commemori i loro morti durante l'assedio di Sarajevo. E scoppia, inevitabilmente, la polemica. 

(Scritto per Osservatorio Balcani e Caucaso)

Il treno Belgrado-Sarajevo (Antonio Tomeo e Cristina Panicali)
Il treno Belgrado-Sarajevo (Antonio Tomeo e Cristina Panicali)

di Rodolfo Toè

"Non ce la faranno a costruirla. Glielo impediremo. Abbiamo il diritto morale che è proprio di tutte le vittime e lo difenderemo, dovessimo andare lì ad occupare il cantiere". Nel piccolo edificio che ospita la sede dell'associazione “Unione delle vittime civili di guerra” (Udruženje - Unija Civilnih Žrtava Rata) del Kanton Sarajevo, il segretario Muzafer Teskeredžić ripete anche a Osservatorio Balcani e Caucaso quello che ormai è diventato il suo mantra, riportato regolarmente da tutti i quotidiani della città. Vibrante di collera, si alza in piedi. Indica un foglio, appeso in bella vista dietro di sé, al muro della segreteria. Sopra ci sono scritti dei numeri: 50.000, i sarajevesi feriti; 11.000, le persone uccise; 1.601, i bambini che hanno perso la vita; 329, le granate che sono cadute ogni giorno; 1.425, i giorni di durata dell'assedio di Sarajevo, "il più lungo", sottolinea una volta di più Teskeredžić, "della storia militare moderna".

Quella croce, che per adesso esiste solo sulla carta, sarà alta ben ventisei metri. Avrà iscritti su di sé i nomi dei serbi morti durante l'assedio della capitale bosniaca. E sorgerà su una delle colline sopra il quartiere di Grbavica, a Zlatište, lì dove il territorio della Federacija Bosne i Hercegovine cede il passo all'entità della Republika Srpska (RS). Da queste stesse colline l'artiglieria delle milizie serbe bombardava quotidianamente la popolazione di Sarajevo. Qualche centinaio di metri più in basso c'è l'antico cimitero ebraico che, come scrive lo storico sloveno Jože Pirjevec, fu "una zona tra le più contese tra le parti in lotta". Da qui era possibile infatti "centrare qualsiasi bersaglio nel centro della città, distante in linea d'aria solo qualche centinaio di metri".

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