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Bosnia, caso clinico

Le ferrovie, i trasporti locali di Sarajevo e la grande fabbrica di alluminio di Mostar. Tre aziende trascinate a terra dalla crisi e dalla cattiva gestione. Mentre il quadro complessivo del paese si complica.

(Scritto per Osservatorio Balcani e Caucaso)

Tram a Sarajevo (Archivio Rassegna Est)
Tram a Sarajevo (Archivio Rassegna Est)

di Rodolfo Toè

La lista si fa di giorno in giorno più lunga. L'ultimo nome ad essersi aggiunto, in ordine di tempo, è stato quello delle ferrovie del paese, che versano in una situazione di caos totale: treni fermi e vere e proprie voragini di bilancio. C'entra, in parte, il pessimo stato delle infrastrutture, mai veramente recuperate dopo i danni della guerra. Ma c'entra, soprattutto, la pessima amministrazione degli ultimi anni, e la quantità di debiti accumulata dal sistema.

Secondo quanto reso noto qualche giorno fa dalla stampa locale la Federacija BiH (FBiH), una delle due entità in cui è diviso il paese, potrebbe decidere di bloccare i propri trasporti nei confronti dell'altra entità, la Republika Srpska (RS). Le ferrovie della RS hanno infatti un debito di 5,8 milioni di marchi con quelle della FBiH, e la sola compagnia 'Gikil', di Lukavac, che si occupa di estrazione mineraria, ha un debito di 3,8 milioni di marchi nei confronti delle ferrovie della Federazione (1 marco equivale, approssimativamente, a cinquanta centesimi di euro).

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