Vai al contenuto

Concorrenti sleali?

Cadono le barriere sul mercato del lavoro per i cittadini di Romania e Bulgaria. A Londra e Berlino scatta la paura dell'invasione di manodopera low cost, con nel 2004, al tempo dell'«idraulico polacco». Studi e precedenti dimostrano che le fobie non sono così fondate. 

(Scritto per Europa)

Sul tram, a Bucarest (Archivio Rassegna Est)
Sul tram, a Bucarest (Archivio Rassegna Est)

Nel 2004, quando l’Europa si allargò a dieci nuovi paesi, otto dei quali con un passato comunista a pesare sul groppone, in molti agitarono lo spettro dell’invasione di manodopera a basso costo proveniente dall’Est. Nuovi cittadini comunitari che, spinti dalle scarse possibilità presenti nelle loro patrie, si sarebbero fiondati nei paesi di prima fascia dell’Unione. A cercare lavoro. A creare, come si disse, una competizione al ribasso. L’ormai celebre “idraulico polacco” divenne il simbolo di questo travaso di persone da est a ovest.

Adesso la storia si ripete. Dal primo gennaio, in base ai trattati di adesione, le restrizioni sul mercato del lavoro nei confronti dei cittadini di Romania e Bulgaria, entrate nell’Ue nel 2007, sono cadute. Questo, anche a fronte del fatto che i due paesi non sono ancora entrati nell’area Schengen, significa che bulgari e romeni possono liberamente espatriare in cerca di lavoro.

Londra, welfare a numero chiuso

La cosa ha fatto e sta facendo parecchio discutere. Specialmente nel Regno Unito e in Germania. A Londra il governo s’è messo in testa che il potenziale arrivo di romeni e bulgari disturbi l’economia e sia orientato più dalla possibilità di accedere al welfare che dalla necessità di lavorare. Una nutrita cordata di parlamentari – anche del Labour Party – chiede di prorogare le misure restrittive sull’accesso di lavoratori bulgari e romeni al mercato del lavoro o, al limite, di vincolare a regole più severe i benefici derivanti dal welfare.

Continua su Europa

Lascia un commento