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CON L’ACQUA ALLA GOLA

Il sole splende ormai sulle regioni tedesche colpite dalle esondazioni ma l'emergenza non è dappertutto finita. Le piene dei fiumi insidiano ancora campi e città della Germania orientale e settentrionale, dal Brandeburgo alla Sassonia, fino alla Bassa Sassonia dove è attesa per questo fine settimana la piena dell'Elba. Altrove, in Baviera, i livelli dei fiumi si abbassano, le acque lentamente si ritirano, facendo emergere il solito panorama di fango e desolazione. Si contano i danni materiali che hanno messo in ginocchio soprattutto la piccola economia dei commercianti al dettaglio. E nel frattempo arrivano i politici. Una nuova alluvione di uomini (e donne), addobbati con stivali di gomma e giacche a vento, pronti a scalare sacchi di plastica e barriere protettive e a saltellare tra la fanghiglia dei centri storici al fianco di vigili del fuoco e volontari della protezione civile per mostrare solidarietà e compartecipazione.

In Baviera si vota il 15 settembre per rinnovare il governo regionale, una settimana dopo l'intera Germania si recherà alle urne per scegliere il nuovo cancelliere. E per i politici la scelta non è facile, specie in un periodo in cui ogni loro azione viene osservata con l'occhio critico del disincanto. Come fanno, sbagliano: se si tengono da parte, vengono accusati di scarsa sensibilità, se si presentano inevitabilmente circondati da telecamere e fotografi, si espongono alla critica di voler strumentalizzare la catastrofe. Angela Merkel ha deciso di correre il rischio: è volata prima a Passau, in Baviera, poi nella Sassonia-Anhalt, ha sorvolato campi e città alluvionate, si è fatta un'idea diretta di quel che è successo e ha portato sostegno morale alle popolazioni colpite e agli operatori che ancora combattono contro le piene in corso o sono già alle prese con il dopo-alluvione. Ha anche promesso molti soldi per la ricostruzione e per sostenere coloro che hanno perso tutto sotto i flutti. Nessuno, fra i politici, ha dimenticato la vicenda del 2002, quando Gerhard Schröder riuscì a scavalcare il suo avversario grazie al diverso atteggiamento assunto in occasione dell'emergenza di quell'estate.

Intanto ci si chiede se il Paese non abbia trascurato la lezione delle catastrofi precedenti. E se sia stato fatto tutto quello che era possibile (e che era stato promesso) in tema di prevenzione e messa in sicurezza del territorio. «Le esondazioni di questi giorni sono avvenute proprio mentre la Germania è impegnata nella fase di costruzione di numerosi progetti per la difesa del territorio dall'acqua alta», ha scritto la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «forse il piano più vasto e ambizioso che il Paese abbia mai conosciuto. Solo in Baviera sono stati stanziati 2,3 miliardi di euro per un programma che entro il 2020 prevede la rinaturalizzazione dei letti fluviali per ridurre la velocità della portata delle acque, la costruzione di dighe e di barriere difensive nei punti sensibili, la realizzazione di canali di deflusso e di aree di decantazione. Ma spesso tali progetti si sono scontrati con le proteste dei cittadini, come nel caso del distretto di Donauwört, dove un'iniziativa civica ha cercato di impedire l'esecuzione di un piano di sicurezza attraverso lo spostamento delle dighe esistenti».

Anche la Sassonia, oggi alle prese con il ritorno dell'incubo del 2002, aveva sviluppato un piano ventennale da 1 miliardo di euro per difendere il proprio territorio da catastrofi future. Dei 351 progetti programmati, 80 sono stati completati, 55 sono in fase di realizzazione, 216 giacciono ancora solo sulla carta e attendono l'autorizzazione della burocrazia competente. Dei 450 chilometri di dighe previsti, 120 già esistenti sono stati rinforzati, 23 costruiti da zero. La ricostruzione dei letti dei fiumi ha permesso in alcuni punti di far guadagnare loro capacità di portata, ma in altre zone i lavori procedono a rilento. È il caso di Grimma, perla barocca della Sassonia divenuta il simbolo dell'alluvione del 2002. Oggi è di nuovo finita sotto le acque del fiume Mulde e le immagini che i mezzi di informazione hanno rimbalzato ricordano drammaticamente quelle di 11 anni fa. La tragedia non si sarebbe mai più ripetuta, avevano assicurato gli amministratori. Ma del piano di difesa della città - innalzamento degli argini e costruzione di 100 istallazioni fra chiuse e porte di deflusso - solo una piccola parte è stata completata ed è risultata insufficiente a evitare che il Mulde esondasse.

«Molti cittadini dimenticano il pericolo dell'alluvione, una volta che le acque si sono ritirate e la normalità è stata ristabilita», si è lamentato il ministro dell'Ambiente della Sassonia, Frank Kupfer, «e così, in molte aree della regione, i progetti vengono osteggiati da proteste e iniziative civiche. La realizzazione di un sistema adeguato e complesso di difesa del territorio dalle esondazioni è un progetto generazionale e il termine temporale del 2020 è solo una tappa convenzionale». E la Frankfurter ha concluso che, di fronte alla catastrofe che in questi giorni ha colpito di nuovo le regioni tedesche del Sud-est, è già tempo di rimettere in discussione le linee guida del sistema fin qui elaborato, che si basava sulla considerazione statistica di esondazioni eccezionali cadenzate una volta ogni secolo.