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CIPRO, L’AZZARDO DI BERLINO

Raramente il giudizio su una mossa dell'Unione Europea è stato così unanime come quello che campeggia su tutti i quotidiani di lingua tedesca di lunedì 18 marzo. La decisione di mettere le mani sui conti bancari dei ciprioti è stata letta come un attacco ai piccoli risparmiatori sia sulla stampa progressista che su quella conservatrice. Tutti parlano di rottura di un tabù e crollo di una diga: i correntisti non possono essere più sicuri che i loro risparmi non vengano toccati da decisioni vincolanti dei politici e questa mossa può avere conseguenze devastanti nelle prossime settimane, aprendo la strada a una nuova escalation nell'infinita vicenda dell'eurocrisi.

La Süddeutsche Zeitung non ha usato troppi giri di parole per mettere sul banco degli imputati anche quei politici tedeschi che appaiono entusiasti della decisione di Bruxelles (e che in buona parte l'hanno determinata) nella convinzione di aver evitato un ulteriore impegno finanziario di Berlino nel salvataggio di Cipro dalla bancarotta: «Banche chiuse, fuga di denaro, fiducia distrutta», ha esordito il quotidiano bavarese, «nella crisi dell'euro è caduto l'ultimo tabù, ora si va direttamente sui conti correnti. Martedì 19 sarà bufera nelle banche cipriote. Altrove, in Grecia e in Spagna, tutti coloro che non riusciranno a trasferire i propri risparmi in Svizzera, potrebbero svuotare i conti correnti e mettere i soldi sotto il cuscino. In maniera completamente inattesa, l'eurocrisi tocca un nuovo livello e la colpa è anche dei politici tedeschi che non si accorgono di giocare una partita pericolosa».

Per ridurre da 17 a 10 miliardi di euro i crediti che i Paesi membri dell'euro dovranno mettere a disposizione per salvare l'isola dal fallimento, si è pensato bene di lacerare una sicurezza condivisa: che i conti correnti fino a 100 mila euro fossero sicuri. «La decisione dell'Euroclub ci costringere tutti i risparmiatori a partecipare al risanamento di Cipro nella misura di 6 miliardi di euro è scorretta e miope», ha insistito la Süddeutsche, «e, neppure ventiquattro ore dopo che il dimissionario premier italiano Mario Monti aveva tentato di ammonire tutti sul pericolo che i cittadini voltassero in massa le spalle all'Europa, ecco che i governi europei hanno insistito proprio su questa strada». Al venir meno della fiducia nelle rigide politiche di risparmio e riforme si è aggiunta adesso l'esperienza che, in caso di necessità, l'Europa può mentire: «Non si riesce a immaginare un modo più veloce e persistente per defraudare i propri cittadini».

La complessità della situazione cipriota era evidente, così come l'incapacità del governo dell'isola di predisporre un piano di riforme politiche che sbloccasse l'impasse, ma per il quotidiano bavarese non era una ragione sufficiente per imporre la decisione del prelievo forzoso sui conti correnti. In questo modo, i tanto preoccupanti conti degli oligarchi russi verranno toccati solo marginalmente, mentre verrà colpita a morte la fiducia dei piccoli risparmiatori.

La responsabilità di Berlino in questo passaggio esiziale dell'eurocrisi è enorme. La Süddeutsche ha descritto il clima di insofferenza in Germania per ogni nuovo pacchetto di salvataggio, evidenziando il pericolo reale che nel Bundestag non vi sarebbe stata nessuna maggioranza disposta ad approvare nuovi aiuti finanziari per Cipro, specialmente a pochi mesi dalle elezioni. Come economia più grande dell'Eurozona, la Germania sostiene il peso maggiore dei pacchetti finanziari varati per stabilizzare la crisi ma, ha rimarcato ancora una volta il quotidiano di Monaco, sarebbe il caso di ricordare che il contributo dei tedeschi è solo di poco superiore a quello che pagano anche i francesi, gli italiani e gli spagnoli: «E da nessuno di questi Paesi si è sollevata la proposta di utilizzare proprio la piccola isola sperduta nel Mediterraneo per testare quel che accade quando un ulteriore tabù viene rotto e i piccoli risparmiatori vengono invitati alla cassa».

L'esperimento che si è deciso di tentare a Nicosia è estremamente pericoloso: se i mercati resteranno tranquilli, tutti i risparmiatori dell'Eurozona dovranno prepararsi all'eventualità che simili condizioni possano essere in futuro adottate ovunque. L'intera classe politica tedesca, il governo liberal-conservatore come le opposizioni socialdemocratica e verde, si è così resa corresponsabile di un azzardo per il semplice gusto di poter propagandare di aver evitato che i risparmiosi tedeschi salvassero i conti in nero degli oligarchi russi. Delle conseguenze, ha concluso la Süddeutsche, non si è preoccupato nessuno: se il nuovo governo cipriota cadrà sull'approvazione del pacchetto varato a Bruxelles, l'opposizione comunista, appena sconfitta alle urne, avrà buon gioco a imbastire un referendum sulla permanenza nell'euro, e probabilmente a vincerlo. E si può scommettere che la stessa cosa la faranno gli italiani. Sarebbe la fine della moneta unica e i risparmiatori tedeschi non ci avranno guadagnato nulla.