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CINA, PASSAGGIO A SUDEST

Si è scomodato anche il primo ministro bulgaro Boiko Borissow per l'inaugurazione della prima fabbrica automobilistica cinese in Unione europea. Pechino è sbarcata ufficialmente in Europa e la sua Normandia si chiama Lovech, una cittadina di appena 40 mila abitanti nel Nord della Bulgaria, a una manciata di chilometri dal confine romeno. Lo stabilimento sorge su 500 mila metri quadrati di terreno ed è gestito dalla Great Wall, la più grande casa automobilistica cinese in collaborazione con la ditta bulgara Litex

«Alla festa di avvio il manager della Great Wall, Wang Feng Ying ha confermato l'importanza strategica del nuovo insediamento industriale per l'accesso al mercato automobilistico dell'Ue», ha riportato lo Spiegel«e ha indicato con chiarezza gli obiettivi futuri: in cinque anni verrà prodotta un'intera serie di modelli di auto in grado di invadere le concessionarie in ogni angolo del Vecchio Continente».

Gli impianti di Lovech sono in realtà già in funzione da novembre 2011, per le prove di assemblaggio dei componenti automobilistici. I primi modelli made in China a uscire dalle catene di montaggio sono la piccola Voleex C10 e il Pick up Steed 5, offerti ai clienti ai prezzi di 8.200 e 12.800 euro. Inizialmente i piani prevedono una produzione annuale di 4 mila autovetture, ma a medio termine i manager ipotizzano un rapido balzo in avanti e contano di sfornare fino a 50 mila macchine l'anno. Una boccata d'ossigeno anche per l'occupazione in questa zona depressa dei Balcani: attualmente sono impiegati 120 operai, le previsioni parlano di un aumento in tempi brevi fino a 2 mila.

«La Bulgaria è il Paese più povero dell'Ue», ha proseguito il magazine tedesco, «e sta provando ad attirare gli investitori stranieri offrendo una combinanzione di basso costo del lavoro e debole pressione fiscale. Al contrario la manodopera è considerata altamente qualificata. Una base di partenza che ha convinto i manager della Great Wall a intraprendere qui la loro avventura europea». Tanto più che nella stessa Cina i bassi salari sono ormai un ricordo di anni lontani.

La poderosa crescita economica del Dragone ha comportato un conseguente aumento dello standard di vita dei lavoratori, e da alcuni anni gli stessi imprenditori cinesi hanno iniziato a delocalizzare le loro fabbriche nei Paesi vicini. Per una potenza globale in ascesa come Pechino, però, gli orizzonti non sono limitati all'area asiatica. Il mercato europeo presenta sempre più opportunità e offerte, specialmente nelle nuove regioni del Sud-Est che dovrebbero rappresentare la nuova frontiera della crescita continentale.

«Non è un caso che i manager della Great Wall abbiano messo nel mirino innanzitutto il mercato interno bulgaro», ha ripreso lo Spiegel, «e poi quelli dei Paesi vicini come Serbia e Macedonia». Modelli di media qualità e basso costo che vorrebbero marchiare l'epopea automobilistica dei Balcani. Il mercato dell'Ue è invece l'obiettivo di una seconda fase: «I cinesi stanno cercando di ripercorrere le orme delle case automobilistiche giapponesi e coreane e, nei piani a lungo termine, prevedono di sbarcare anche in Europa occidentale e negli Stati Uniti».

La Great Wall (che, per inciso, fin dal nome che richiama quello della Grande Muraglia e non nasconde le proprie ambizioni) è da lungo tempo attiva fuori dalla Cina. Negli anni passati ha impiantato fabbriche di auto in una dozzina di Paesi, tra cui Russia, Indonesia, Egitto e Ucraina. Gli stabilimenti di Lovech rappresentano dunque il primo ingresso diretto in un Paese dell'Ue: una pietra miliare della nuova avventura globale.

L'interesse di Pechino per i Balcani è noto da tempo. È da questa porta, considerata finora forse a torto secondaria, che i cinesi hanno individuato le condizioni ideali per entrare in Europa. Gli investimenti non si sono limitati al settore automobilistico e in molti altri comparti la presenza di imprenditori cinesi diventa sempre più evidente. È il caso, per esempio, della Romania e della Serbia. Ma per tornare all'auto, altre aziende provenienti da Pechino stanno sviluppando la loro espansione europea seguendo strategie diverse.

«La Geely ha acquistato nel 2010 il prestigioso marchio svedese Volvo comprandolo direttamente dalla Ford», ha concluso il settimanale di Amburgo, «mentre per lungo tempo si è parlato di un interessamento della Chery per gli impianti Fiat siciliani di Termini Imerese, attraverso l'assemblatore italiano Dr Motor Company». In quest'ultimo caso, la Dr Motor ha sempre smentito il coinvolgimento dei cinesi, per i quali assembla le auto, e il piano industriale per Termini Imerese è ancora al vaglio degli istituti di credito italiani.

«Tuttavia queste mosse confermano l'interesse dei produttori di Pechino per il salto di qualità», ha spiegato Yann Lacroix della Euler Hermes, gruppo leader nell'assicurazione del credito, «con una strategia ben mirata: acquisire know-how e tecnologia occidentale e migliorare i propri prodotti». Fra qualche anno anche l'offerta media qualità-basso costo è destinata a essere solo un ricordo.