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“Svenduti”. È il sentimento che aleggia nelle capitali dell’Europa centro-orientale nei confronti di Joe Biden sul tema del nord stream 2. Perché a seconda che la questione si guardi dall’osservatorio di Berlino, Mosca o Varsavia-Tallin-Praga, la prospettiva cambia. L’apparente disponibilità della nuova amministrazione americana a ricercare una qualche forma di accordo con la Germania sul raddoppio del gasdotto russo-tedesco sotto il Baltico ha scombussolato le carte al di là dell’Oder-Neisse. E poco conta che nel cambio di rotta di Washington, qualora dovesse essere confermato dai futuri incontri al vertice tra cui spicca quello tra Biden e Merkel fissato per luglio, pesi una robusta dose di realismo. Gli europei centro-orientali, freschi di ritorno in Europa e (ingenuamente?) adoranti della bandiera a stelle e strisce, si sentono adesso “svenduti” [... continua su Startmag.it]

Si annuncia un mese di giugno intenso per le questioni strategiche che corrono lungo l’asse centro-orientale europeo. Attorno al vertice Biden-Putin confermato per il 16 a Ginevra ruoterà anche l’incontro tra il presidente americano e Angela Merkel, che vedrà al centro dei colloqui la questione di Nord Stream 2. Non un vertice vero e proprio, ma un faccia a faccia a margine di due appuntamenti cui i due leader parteciperanno: il vertice del G7 a Londra o quello della Nato a Bruxelles. Continua su Startmag.it

Qualcosa si muove nella partita a scacchi tra Stati Uniti, Germania e Russia sul Nord Stream 2, anche se le mosse non sembrano sbloccare definitivamente la partita. Secondo quanto riportato dal sito online americano Axios, il presidente Joe Biden avrebbe deciso di risparmiare dalle sanzioni previste il principale attore del progetto di raddoppio del gasdotto sotto il Baltico, la Nord Stream AG, la controllata al 100% di Gazprom che ha sede in Svizzera, e il suo amministratore delegato, il tedesco Matthias Warnig. L’indiscrezione è stata poi ripresa anche dalla Cnn. Continua su Startmag.it

La Guerra fredda è tornata, nuova, ibrida, spesso più virtuale che reale, ma comunque aggressiva e pericolosa. E con essa sono tornati i suoi protagonisti, su entrambi i lati della barricata. La narrazione occidentale ha un solo grande attore, Vladimir Putin: è lui l’incarnazione dell’Impero del Male di reaganiana memoria, in Russia come sulla scacchiera mondiale. E questo vale sia nei rapporti tra Stati, come dimostra l’attacco frontale rivolto a Putin dal presidente Usa Joe Biden che l’ha definito un «killer», sia per i media mainstream. Ma ridurre la nuova Guerra fredda a un duello Putin-Biden o le vicende interne alla Russia a quello tra Putin e Navalny rischia di falsare la realtà. Continua su Tag43.it

Gli Stati Uniti non lasciano, anzi raddoppiano, o quasi. Nella sua prima visita a Berlino, il nuovo ministro della Difesa americano Lloyd Austin ha portato in dote ai tedeschi non solo l’annullamento del provvedimento trumpiano di riduzione del contingente Usa in Germania ma addirittura il suo rafforzamento. Ulteriori 500 soldati si aggiungeranno ai 35.000 attualmente presenti, mentre i 12.000 che avevano quasi le valigie in mano, pronti probabilmente a trasferirsi in Polonia, potranno riporre i bagagli negli armadietti. I rinforzi dovrebbero arrivare già in autunno ed essere collocati nell’area di Wiesbaden, in Assia. Continua su Startmag.it